
Il serpente con il volto di donna
Il racconto del peccato originale è l’episodio più rappresentato dagli artisti di ogni tempo per la sua importanza simbolica e, nella composizione pittorica, la figura centrale è per lo più il serpente che si avvinghia attorno al tronco dell’albero.
Al centro della scena, che evoca il giardino dell’Eden, è collocato l’albero della conoscenza del bene e del male e nella maggior parte dei casi Adamo ed Eva sono rappresentati in piedi ai lati dell’albero e attorno al suo tronco è attorcigliato il serpente che si rivolge ad Eva. Eva, dopo aver colto il frutto, lo porge ad Adamo. I due progenitori sono nudi, talvolta coperti solo da alcune foglie di vite o di fico; spesso il giardino dell’Eden è popolato di animali, ritratti con grande attenzione naturalistica, ma anche con significati simbolici.
L’Albero del bene e del male non è un albero esistente nei testi di botanica e il testo biblico non dice nulla sul tipo di frutto; la mela si afferma nell’arte cristiana solo in epoca tarda, come si vede nella tela di Lucas Cranach il vecchio (1530).
La teologia medievale attribuiva alla donna la comparsa del male nel mondo: da compagna dell’uomo diventa la sua tentatrice. Sull’architrave della cattedrale di Saint-Lazare a Autun Eva è distesa, appoggiata al gomito destro, in un sensuale atteggiamento serpentino e tende la mano sinistra per cogliere il frutto: una figura femminile, nuda e piena di sensualità. Il corpo, il viso, il seno, i capelli di questa Eva sono il grido di vitalità prorompente e provocante. Eva si stende come una sirena sulla metà di destra di un architrave: di fronte, nella metà di sinistra andata perduta, stava ovviamente Adamo. Verso il suo compagno, Eva si dirige con tutta se stessa. Il suo corpo, sinuoso come un’onda che va verso la riva, conduce ad Adamo la seduzione del peccato: una mano si sporge all’indietro per cogliere il frutto, dal ramo proibito che proprio il Tentatore piega verso la donna; l’altra mano, affiancata alle labbra, prolunga il sussurro della tentazione e la fa giungere fino all’orecchio di Adamo. Ma con un salto di grande modernità, Eva diventa essa stessa la tentazione: è il suo corpo provocante, e non più la mela, l’oggetto del desiderio che viene proposto ad Adamo.
“La donna impari in silenzio, in piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di dominare sull'uomo; rimanga piuttosto in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non Adamo fu ingannato, ma chi si rese colpevole di trasgressione fu la donna, che si lasciò sedurre” (1Tm.2,11-14)
Affermazioni neotestamentarie come questa vennero riprese dai cristiani dalla fine del I secolo e quindi da vari Padri della Chiesa nei secoli successivi, tra cui Ambrogio, in senso oppressivo per la donna, incolpando principalmente Eva per la trasgressione e per aver indotto Adamo a peccare.
Nel tardo medioevo la testa del serpente si trasforma in una testa di ragazza - talvolta con busto – molto somigliante a quella di Eva. Questa immagine risale non solo all’allora tendenza ad addossare alla donna tutte le arti della seduzione, ma anche a una leggenda etiope di Adamo, probabilmente giunta in occidente attraverso Beda il venerabile. Racconta: “Quindi Satana, brutto d’aspetto e timoroso di riuscire sgradevole a Eva, entrò nel serpente e chiamò Eva per nome. Quando ella si volse, vide in lui la propria immagine”.
Pertanto talvolta l’arte si ispira a questa tesi, così che a partire dal XII secolo al serpente vengono attribuite sembianze di donna che assomiglia ad Eva. Tra le raffigurazioni più antiche ci sono quelle della Genesi nel manoscritto di Caedmon (XI sec.), dove il serpente è sostituito da una figura femminile angelomorfa, che tende contemporaneamente il frutto a entrambi i progenitori.
Dello stesso periodo anche nel paliotto dell’altare di Klosterneuburg (1181) di Nicolas Verdun il serpente ha una testa di donna, un modo con cui l’artista indica che il germe del male dimora nella donna stessa.

Del XIV-XV secolo sono particolarmente interessanti degli affreschi presenti in diverse chiese danesi, che riprendono tutte il tema del serpente dal volto di Eva, come nella chiesa di Kirkerup (1335), di Keldby o la chiesa di Elmelunde, la più antica dell’isola di Mon, a sud della Danimarca.

Nell’arte figurativa vi sono esempi anche di importanti artisti, come Paolo Uccello nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, Raffaello nelle Stanze della Segnatura in Vaticano, Hugo van der Goes o Michelangelo nella Cappella Sistina. Paolo Uccello (1425) colloca l’episodio nel Paradiso terrestre in un ambiente idilliaco, un luogo ricco di fiori e alberi da frutto. A destra Adamo ed Eva stanno ai lati dell’albero, mentre il serpente con volto di donna vi si attorciglia e guarda Eva intensamente, catturandola col suo sguardo persuasivo. La scena è molto simile a quella dipinta da Masolino da Panicale nella Cappella Brancacci nello stesso periodo: qui l’affresco mostra Adamo accanto ad Eva in piedi, che si guardano mentre lei sta per addentare il frutto proibito che il serpente le ha appena offerto dall’albero dove appoggia il braccio. Il serpente, con una testina dotata di una folta capigliatura bionda, è avvinghiato all’albero e si sporge in alto per sincerarsi che la donna addenti il frutto. E’ un’invenzione curiosa, perchè non si accontenta di dare a Eva la mela, ma si ferma a vedere se la sua azione va a buon fine.

Nella tela di Hugo van der Goes: (1470), invece, il serpente è rappresentato come una grossa lucertola con quattro zampe e il volto di donna, aggrappato al tronco dell’albero. Molto probabilmente si vuole evidenziare il suo passaggio da animale che cammina ad animale condannato a strisciare. La nudità della donna è coperta dall’iris, simbolo della verginità di Maria.
In molti edifici medievali la Tentazione è messa in parallelo con alcune scene dedicate alla Vergine, ponendo il peccato originale di fronte all’Annunciazione.
Albrecht Bouts, nell’Annunciazione del 1480, pone sulla parete di fondo un medaglione in grisaille che rappresenta Eva di fronte a un serpente sauriforme che ha il volto della progenitrice; è immagine di Maria-nuova Eva.

Il legame tra il peccato dei progenitori e Maria-nuova Eva è molto evidente, ad esempio, nella pala della Madonna della Vittoria di Andrea Mantegna (1496), dove nel basamento che regge la Vergine con il Bambino è raffigurata la tentazione.

Michelangelo nella Cappella Sistina (1512) divide l’affresco in due metà mediante l’albero della conoscenza del bene e del male. Nella rappresentazione dell’animale Michelangelo rompe con quello che fino a quel tempo era tradizionalmente raffigurato, cioè il serpente con una piccola testa umana, in genere femminile, e lo trasforma in una vera e propria donna- serpente, le cui gambe si prolungano e si attorcigliano attorno all’Albero. Il rettile porge ad Eva un frutto proibito, mentre Adamo è in atteggiamento di prenderne altri. E’ con la mano sinistra che il serpente dall’albero porge il frutto ad Eva ed è sempre con la sinistra che questa lo accoglie, poiché si pensa che è con la mano sinistra che si compie il male.

Lucas Cranach il vecchio (1530) raffigura tutti gli episodi legati alla creazione dell’uomo: la creazione di Adamo; la creazione di Eva; il serpente con le sembianze di donna che offre il frutto proibito, ma Eva ne tiene in mano un altro e Adamo già ne morde un altro ancora, quindi siamo di fronte a tre frutti. Si vedono, poi, Adamo ed Eva che si nascondono perché l’occhio di Dio dalla nuvola li ha visti e la cacciata da parte dell’Angelo con la spada di fuoco.
Per Tiziano (1550) il serpente sbuca dai rami dell’albero e, per essere più seducente, si presenta a Eva con le sembianze di un bambino. Incuriosita, la donna prende dalla manina diabolica il frutto del peccato. La lettura dell’opera continua con il gesto di Adamo che alza il braccio sinistro verso Eva, come se tentasse di fermarla. Il bimbo-serpente-diavolo, accorgendosi della ritrosia di Adamo, lo fissa negli occhi; Adamo è sbilanciato all’indietro e guarda molto diffidente il bimbo-serpe: qui il peccato lo fa tutto Eva, poiché Adamo sta dubitando, è scettico, si tira indietro e con la mano cerca di allontanare Eva. L'Adamo di Rubens (1629), invece, non ha nemmeno visto cosa succede sopra la sua testa: è totalmente preso da Eva, la guarda rapito e si sta sporgendo verso di lei. In questa tela, che l’artista ha volutamente copiare da Tiziano, un elemento caratteristico è la presenza di un pappagallo.

Questo tipo iconografico trova riscontro anche nella scultura, come lo dimostrano le formelle di Jacopo della Quercia (1426) e Giovanni della Robbia (1515) Jacopo della Quercia, nella cattedrale di San Petronio a Bologna illustra la scena del Peccato originale mostrando un Eden sintetizzatoda rocce incrinate e dall’albero su cui è arrotolato il serpente che si contraddistingue per la testa dai capelli ricciuti.






