La guarigione dei dieci lebbrosi nell’arte (Lc 17,11-19): un commento di Micaela Soranzo

Tutti e tre i Vangeli sinottici raccontano il miracolo della guarigione di un lebbroso da parte di Gesù (Mt.8,1-4; Mc.1,40-45; Lc.5,12-15). La localizzazione del miracolo non è precisata da nessuno dei tre evangelisti: Matteo lo pone al termine del Discorso della Montagna, Marco non fa alcun riferimento, mentre per Luca l’incontro con il lebbroso avviene probabilmente a Cafarnao.

Solo Luca, poi, narra la guarigione di dieci lebbrosi (17,11-19) che, vedendo Gesù che si avvicinava “si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!»”.

L’arte cristiana ha raffigurato entrambi gli episodi, ma questo tema, rintracciabile solo a partire dall’arte medievale, è comunque poco diffuso e praticamente ignorato da tutti i grandi artisti.

L’iconografia è abbastanza fissa: generalmente Gesù è accompagnato dagli apostoli, tra cui spicca Pietro, e il lebbroso o i lebbrosi sono sempre riconoscibili per la pelle ricoperta di piaghe e macchie, che danno loro un aspetto impuro e ne fanno degli esclusi dalla società, dei ‘morti vivi’.

 

 

L’affresco del monastero di Visoki Decani (XIV sec.), ad esempio, mette molto bene in evidenza le pustole della lebbra, tanto che sia Pietro che Giovanni alzano la mano quasi per prendere le distanze da quei corpi ripugnanti.

 

 

 

Le prime immagini risalgono al IX sec., come una legatura con lamine d’oro sbalzato proveniente da Reims e un avorio da Metz; del X sec. è il Codice di Egberto, dove un anziano lebbroso tiene a tracolla un corno per avvisare della sua presenza, mentre dietro a Gesù vi è un gruppetto di apostoli, tra cui Pietro, con le mani aperte per la meraviglia, e un apostolo che si volta, forse impressionato da quell’uomo. Dell’XI sec. è una miniatura dell’Evangeliario di Hildesheim e una miniatura del Codice aureo di Echternach, che raffigura la guarigione dei dieci lebbrosi, uno dei quali torna indietro per ringraziare. Il manoscritto contiene la Vulgata dei quattro Vangeli, ma assieme alla traduzione, è uno dei primi tentativi di illustrazione sistematica dei Vangeli. Il Codice, pertanto, vuole fissare i passaggi principali delle storie ricorrendo a più quadri, così vediamo i lebbrosi prima e dopo il miracolo. Sempre dell’XI sec., fra le prime rappresentazioni di Cristo nell’arte medievale scultorea, vi sono la risurrezione di Lazzaro e la guarigione del lebbroso nei capitelli del Pantheòn de los Reyes a Leòn e, poiché le raffigurazioni si trovano troppo in alto per essere ben visibili, sono accompagnate da un testo esplicativo come ‘volo mundari’ per il lebbroso.

La scritta latina ‘volo mundare’, che manifesta la disponibilità di Gesù a operare il miracolo, si legge anche in un’altra miniatura che segue letteralmente il Vangelo di Mc.1,40-45, con Gesù che stende la mano verso il povero lebbroso. La scena sembra divisa in due parti: da un lato c’è l’uomo isolato con le macchie sulla pelle, dall’altro c’è Gesù insieme ad un giovane e un vecchio identificabili con Pietro e Giovanni, che sembrano parlare sotto voce,  stupiti per ciò che stanno vedendo.

Del XIII sec. sono i mosaici del Duomo di Monreale, dove sono raffigurati entrambi gli episodi. La guarigione di un lebbroso è rappresentata secondo il Vangelo di Matteo, dove l’episodio avviene subito dopo il Discorso della Montagna, che qui si vede sullo sfondo. Il lebbroso è rappresentato in atto di prostrazione con la testa curva, mentre Gesù fa un gesto di benedizione e tiene in mano un rotolo. Più articolato è il mosaico con la guarigione dei dieci lebbrosi, che vanno incontro a Gesù mentre sta per entrare in un villaggio. In entrambi i casi l’immagine è accompagnata da un’iscrizione latina riferita al brano evangelico illustrato.

L’unico grande artista che ha affrontato il miracolo della guarigione di un lebbroso è Cosimo Rosselli nella Cappella Sistina, ma sempre in riferimento al Vangelo di Matteo e al Discorso della Montagna e anche in questo caso Gesù è attorniato dagli apostoli.

Nel XVI e XVII sec. troviamo raffigurato questo miracolo soprattutto nelle incisioni delle Bibbie, mentre qualche dipinto emerge alla fine dell’’800 con James Tissot, che illustra sia la guarigione dei dieci lebbrosi, sia il ritorno del lebbroso samaritano.

L’arte sacra contemporanea, invece, presenta diverse opere su questo tema, anche affrontate con tecniche e interpretazioni molto diverse. Forse c’è da chiedersi come mai tanto interesse da parte degli artisti per un tema così poco considerato nel corso dei secoli. Io credo che noi, oggi, viviamo in una società piena di ‘lebbrosi’, di persone che non si sentono considerate tali, che per diversi motivi, forse perché anziani soli, poveri, malati o stranieri, vivono ai margini della società, dei ‘morti vivi’, come quelli che hanno incontrato Gesù.

7. Michel Rose (2000)

Ecco perché, allora, più di un artista ha sentito il bisogno di dipingere i lebbrosi imprigionati dentro le loro bende, completamente avvolti come mummie: così li interpreta Michel Rose in un’opera del 2000, mentre la pittrice spagnola Bernardette Lopez nel 2012 illustra tutta l’esultanza del lebbroso guarito a cui si sciolgono le bende. Gesù ordina ai lebbrosi di presentarsi ai sa­cerdoti affinché constatino l’avvenuta guarigione. La guarigione è improvvisa, silenziosa, non è appariscente e solo lungo la strada i lebbrosi si accorgono di non essere più malati. Nel 1965 Brian Kershisnik dipinge proprio la gioia di chi si scopre sanato e nello spazio della tela, solo nel fondo, si vede una piccola figura che va incontro a Colui che ha operato il miracolo.

9. Maria Cavazzini Fortini, acquarello (2018)

Anche Maria Cavazzini Fortini, con due delicati acquerelli del 2018 illustra sia i dieci lebbrosi davanti a Gesù, sia quello che torna indietro a ringraziarlo.