Il libro dei Salmi tra Bibbia e Arte, a cura di Micaela Soranzo

ICONOGRAFIA DEI SALTERI

Il Codice liturgico più diffuso nel Medioevo era il Salterio, i cui canti e inni si recitavano sia nelle cerimonie liturgiche che nella preghiera privata. Si tratta quindi di un testo la cui conoscenza era diffusa sia tra i laici che tra i religiosi. Con il termine ‘salterio’ si intende il testo che raccoglie i 150 salmi, in gran parte composti, secondo la tradizione, dal Re Davide, che venivano recitati continuamente durante la giornata e sui quali si imparava a leggere.

Il libro dei Salmi è, dunque, fra i testi biblici più illustrati e numerosissimi sono i manoscritti, spesso riccamente miniati, che sono giunti fino a noi. Generalmente non sono presenti solo i 150 Salmi, ma anche storie dell’Antico e/o Nuovo Testamento e il calendario. Generalmente lo scriba principale era anche l’artista delle miniature e il testo era scritto in latino su pergamena.

Molti Salteri sono riccamente illustrati con miniature a piena pagina e iniziali decorate. Delle iniziali la più importante è il cosiddetto ‘Beatus iniziale’, sulla base della ‘B’ delle parole Beatus vir all’inizio del Salmo 1

Iniziale ‘beatus vir’

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Uno degli salteri più antichi è il Salterio Vespasiano (VIII sec.), che si apre con l’immagine a piena pagina di Davide nell’atto di comporre i suoi salmi e accanto il testo del Salmo 27.

Salterio di Vespasiano (VIII sec.)

Sempre dell’VIII sec. è il Salterio Montpellier,  uno dei più antichi codici di epoca carolingia, dove l’inizio di ogni salmo è indicato da un’iniziale ornata. Qui si fronteggiano chiaramente due miniature che illustrano il re David con le cetra e Cristo.

Salterio di Montpellier (VIII sec.) Davide
Salterio di Montepellier (VIIIsec.) Cristo

Della metà del IX sec. è, invece, il Salterio Chludov, unica testimonianza dell’arte bizantina durante il periodo iconoclasta, ed è uno dei soli tre salteri miniati bizantini del IX secolo giunti fino a noi. Molte delle miniature riportano dei commenti a lato. Dato il particolare interesse riservato a Davide, il ritratto dell’autore venne spesso ampliato con il racconto della sua vita.

Sul foglio 67, il miniatore illustra il versetto “Mi hanno messo veleno nel cibo e quando avevo sete mi hanno dato aceto” (Sl.69,22) col disegno d’un soldato che offre a Cristo dell’aceto su una spugna attaccata ad una lancia. A lato vi è un disegno che rappresenta l’ultimo patriarca iconoclasta di Costantinopoli, Giovanni VII il Grammatico mentre pulisce un’immagine di Cristo, con una spugna attaccata ad una lancia.

Salterio di Chludov (IX sec.)

Anche il Salterio di Utrecht risale al IX secolo ed è una delle opere più importanti della miniatura carolingia, con una serie di illustrazioni a inchiostro, almeno una per ogni salmo. Queste rappresentazioni sono particolarmente interessanti perché non trovano riscontri nella miniatura precedente, caratterizzata dalla statica astrazione di influenza bizantina.

Il codice contiene 150 salmi, 16 cantici dell’Antico e Nuovo Testamento e il Credo apostolico.

La sua caratteristica principale è la totale assenza di colore. Le illustrazioni sono realizzate con inchiostro testa di moro e traducono il testo quasi alla lettera. Per esempio, una immagine raffigura alcune scene dei salmi 42 e 43 (Cei2008: Sl.43 e Sl.44). In alto a sinistra su un astratto paesaggio roccioso appaiono i nemici del salmista (vv.1-2). La figura femminile al centro della composizione è la personificazione della Veritas, che conduce il salmista nella casa del Signore (vv.3-4).

Salterio di Utrecht (IX sec.) salmo 42

Nella parte sottostante, invece, sono illustrati i vv. 24-27 del salmo 43: la preghiera del guerriero giusto e del popolo che, prostrato a terra davanti al tempio e all’altare, chiede a Dio di proteggerlo dal nemico in procinto di conquistare la città, rappresentata dalla cinta delle mura; si invoca Dio affinché si erga a difesa di Israele.

Salterio di Utrecht (IX sec.) salmo 43

La semplicità delle decorazioni fa pensare che non si trattasse di un esemplare di lusso riservato a un abate o un vescovo, ma questo codice liturgico era probabilmente il Salterio con cui i novizi imparavano a memoria i salmi, grazie alla fedele corrispondenza tra testo e immagini.

Nel Salterio di Parigi (X sec.) come in altri manoscritti dello stesso tipo, detti ‘salteri aristocratici’, si fa sempre riferimento a Davide che compone i salmi, cui segue una serie di miniature raffiguranti scene della sua vita. In quanto libro liturgico il Salterio conteneva brani estrapolati da altri libri della Bibbia, come il canto di Miriam dopo il mar Rosso (Es.15,1) o il Magnificat (Lc.1,46-55), spesso anch’essi illustrati e in questo salterio, ad esempio, sono raffigurati l’Esodo e la preghiera di Anna (1Sam.2,1-10).

Il Salterio Tiberius (1050) è, invece, un primo esempio di sistema decorativo costituito da una serie di miniature a pagina intera contenenti, in questo caso, un ciclo davidico e uno cristologico.

Cotton Tiberius C. VI, f.30v

Anche sulla parte superiore della legatura in avorio del Salterio della regina Melisenda (1139) è raffigurato Davide in trono circondato da quattro musici, mentre, attorno si susseguono alcuni episodi: Davide protegge il suo gregge dal leone e dall’orso; viene unto da Samuele; uccide Golia; si inginocchia presso l’altare davanti a Natan. Oltre alla decorazione delle iniziali dei salmi, vi sono anche ventiquattro illustrazioni che rappresentano scene del Nuovo Testamento, tra cui: Annunciazione, Visitazione, Natività e Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio, Battesimo di Gesù, tentazioni,Trasfigurazione, Resurrezione di Lazzaro, Ingresso a Gerusalemme, Ultima Cena e lavanda dei piedi, Preghiera nell’Orto, Crocifissione e deposizione, Discesa agli inferi, Mirofore. Comunque, le dimensioni ridotte di questo salterio fanno pensare che fosse destinato ad un uso personale piuttosto che liturgico.

Salterio della regina Melisenda (1139) Discesa agli Inferi

Il Salterio della regina Ingeborg (XIII sec.), un libro di preghiere privato della regina, formato da 200 fogli di pergamena e da una cinquantina di miniature, riproduce un calendario, 150 salmi e altri brani liturgici. L’immagine in apertura mostra l’unzione del corpo di Cristo dopo la deposizione e le Mirofore al sepolcro, mentre un’immagine dell’albero di Iesse segna il passaggio tra l’Antico e il Nuovo Testamento, separando le scene relative ad Abramo e Mosè dal ciclo della vita di Cristo.

Il sontuoso salterio costituisce il più significativo tra i manoscritti miniati di provenienza francese risalenti ai primi anni del XIII.

Salterio della regina Ingeborg (XIII sec.)

Un altro libro di lusso, destinato alla preghiera delle Ore nella Sainte-Chapelle a Parigi, è il Salterio di Luigi il Santo (1270), che comprende i 150 salmi, un calendario e scene dell’Antico Testamento. Questo fastoso manoscritto ospita un ciclo di 78 miniature a piena pagina su uno splendente fondo oro e presenta uno dei più vasti cicli di tutta la miniatura europea sull’Antico Testamento. Il Salterio costituisce anche un documento storico molto importante, in quanto i personaggi biblici sono vestiti con i costumi e le armature dei crociati, delle dame di corte e dei trovatori. Ogni illustrazione a piena pagina è incorniciata da una fascia di viticci spinosi e ogni scena, all’interno, possiede un coronamento architettonico, che richiama la scultura e l’arte gotica

Salterio di Luigi il santo(1270) ebbrezza di Noè

Più recente è il Salterio e Libro d’Ore del Duca di Bedford (1423). L’associazione di un Libro d’Ore e di un Salterio in una stessa opera non ha niente di eccezionale. Nel Medioevo il Salterio, in cui canti e inni di lamento e di preghiera, di lode e di grazia non facevano solo parte del quadro liturgico, ma servivano anche per le devozioni private, può essere considerato un precursore del Libro d’Ore. Particolarmente interessanti in questo Codice sono le illustrazioni delle lettere iniziali dei salmi. Ad esempio, l’iniziale ‘E’ del salmo 80 illustra il matrimonio di Davide con Mikal, figlia di Saul

Salterio del duca di Bedford (1423) unzione di Davide

, mentre nella lettera ‘B’ del ‘Beatus vir’ che apre il primo salmo, è rappresentato un paesaggio in cui ha luogo l’unzione di David. Questo testo è incorniciato da foglie  e rami, che racchiudono anche figure a mezzo busto. L’insieme rappresenta, quindi, un albero di Jesse, cioè l’albero genealogico di Gesù, che spunta e cresce come un arbusto dal corpo di Jesse disteso in basso.