Isacco, il figlio imperfetto e la sua "legatura". Lectio di don Gianni Marmorini. Video e audio

Il 6 febbraio 2026 è continuato il percorso del SAB sul libro della Genesi con don Gianni Marmorini, che ci ha introdotto in uno dei testi più commentati di tutta la Bibbia, ovvero la “legatura di Isacco” (episodio più noto come “sacrificio” di Isacco).

Don Gianni Marmorini, parroco di Papiano (AR), appassionato di Sacra Scrittura e collaboratore della Fraternità di Romena, ha pubblicato nel 2018 una monografia intitolata “Isacco. Il figlio imperfetto” (edizioni Claudiana), nella quale presenta una tesi originale su una possibile disabilità del figlio della promessa fatta ad Abramo. Tale impostazione permette di rileggere l’intero episodio di Genesi 22, nel quale il Signore chiede ad Abramo di “offrire” il proprio figlio sul monte Moria, da una prospettiva totalmente diversa.

Il prossimo incontro si terrà il 20 febbraio con Laura Invernizzi che ci parlerà di Sara.

Il “ciclo di Abramo” (Gen 12-25), lectio del prof. Fabrizio Ficco. Video e audio

E' proseguita la lettura del libro della Genesi con il prof. Fabrizio Ficco, docente stabile presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, checi ha introdotto nel cosiddetto “ciclo di Abramo” (Genesi, capitoli 12-25).

Don Fabrizio insegna Antico Testamento e, in particolare, tiene corsi e seminari sul Pentateuco, e ha al suo attivo diverse pubblicazioni, tra le quali segnaliamo quella che verrà presentata anche venerdì all’incontro del SAB, ovvero l’edizione della Bibbia – da lui curata in collaborazione con altri studiosi – chiamata “Scrutate le Scritture” (San Paolo 2020).

L'incontro si è tenuto il 23 gennaio presso il Convento Monteripido. Di seguito il video e l'audio dell'incontro.

Il prossimo incontro si terrà venerdì 6 febbraio 2026, con la lectio di Gianni Marmorini sulla legatura di Isacco.

Il diluvio (Genesi 6-9), lectio del prof. don Federico Giuntoli: video e audio

Venerdì 9 gennaio si è tenuta a Perugia la lectio del prof. Federico Giuntoli, docente del Pontificio Istituto Biblico di Roma, sul diluvio di Genesi 6-9. Don Federico dal 2020 è membro della Pontificia Commissione Biblica e dal 2024 Consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui l'ultima, con l'editore Il Mulino, intitolata "I diluvi di Dio. Dal mito mesopotamico alla Bibbia". Nella collana "Nuova Versione della Bibbia dai Testi Antichi", dell'Editore San Paolo, ha pubblicato due volumi di commento al libro della Genesi.

Il serpente e il peccato di Adamo ed Eva: Genesi 3 e le antiche interpretazioni giudaiche - Lectio di Giovanni Lenzi

Di seguito il video, l'audio e il testo di riferimento della Lectio di Giovanni Lenzi sul Targum "Neofiti" di Genesi. Ancora, più sotto, l'articolo da "Avvenire" a riguardo del peccato originale.

Camminando nell'Avvento - Quale salvezza attendere? Dall'Antico Testamento alla venuta di Gesù di Nazaret (parte 1)

Parrocchia di Santo Spirito - Perugia - Centro Parrocchiale Shalom - Catechesi di Giulio Michelini ofm  - AUDIO (riproponiamo delle meditazioni del 3 12 2016) 

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alcune pagine estratte da "Il catechismo dei giovani NON DI SOLO PANE" edizione CEI 1979, cap.4

"La speranza di cui l'uomo vive", dal catechismo dei giovani "Non di solo pane" (Roma 1979)

 

Camminando nell’Avvento – Quale salvezza attendere? Dall’Antico Testamento alla venuta di Gesù di Nazaret (parte 2)

Parrocchia di Santo Spirito - Perugia - Centro Parrocchiale Shalom - Catechesi di GIULIO MICHELINI ofm - AUDIO (riproponiamo delle meditazioni del 10 12 2016)

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- Di seguito una lezione del Prof. MAURIZIO BETTINI (Università di Siena) del 12 dicembre 2013 (Roma, Palazzo delle Esposizioni) sulla Quarta egloga di Virgilio, presa in esame - assieme agli Oracoli Sibillini - nella catechesi di Giulio Michelini

Camminando nell’Avvento – Quale salvezza attendere? Dall’Antico Testamento alla venuta di Gesù di Nazaret (parte 3)

Parrocchia di Santo Spirito – Perugia – Centro Parrocchiale Shalom – Catechesi biblica di GIULIO MICHELINI ofm – AUDIO (riproponiamo delle riflessioni del 17 12 2016) –

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Il viaggio dei Magi (1927) T. S. Eliot

Fu una gelida venuta per noi, proprio il tempo peggiore dell’anno per un viaggio, e per un viaggio lungo come questo: le strade affondate e la stagione rigida, nel cuore fitto dell’inverno. E i cammelli irritati, gli zoccoli doloranti, restii, che si stendevano sulla neve che si andava sciogliendo. Ci furono momenti in cui rimpiangemmo i palazzi estivi sui pendii, le terrazze, e le fanciulle di seta che portano i sorbetti. Poi i cammellieri che sbottavano in bestemmie e lamentele e se ne scappavano, e rivolevano i loro liquori e le loro donne, e i falò notturni che si spegnevano, e l’assenza di ripari, e le città inospitali, e ostili le cittadine, e sporchissimi i paesini che vendevano a prezzi esosi: sono stati momenti durissimi per noi. Alla fine preferimmo viaggiare intere nottate, dormendo a tratti, con le voci che ci cantavano nelle orecchie, che dicevano che era tutta una pazzia.

Poi all’alba scendemmo in una valle temperata, umida, sotto la coltre di neve, odorante di vegetazione, con un ruscello che scorreva ed un mulino ad acqua che picchiava il buio e tre alberi davanti al cielo basso. E un vecchio cavallo bianco galoppò via per i prati. Poi arrivammo ad una bettola con dei pampini sulla volta, sei mani nel vano della porta si giocavano a dadi pezzi d’argento, e i piedi scalciavano gli otri vuoti. Ma di informazioni non ce n’erano, e così proseguimmo e arrivammo di sera, senza un istante di anticipo trovando il luogo; fu (direste voi) una soddisfazione.

Tutto questo è successo molto tempo fa, lo ricordo, e lo farei ancora, ma appuntatevi questo appuntatevi questo: siamo stati condotti per tutta quella strada per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certamente, ne abbiamo avuto la prova e mai un dubbio. Avevo visto le nascite e le morti, ma avevo creduto che fossero diverse; questa Nascita fu una dura e amara agonia per noi, come la Morte, la nostra morte. Tornammo nei nostri possedimenti, in questi Regni, ma non più a nostro agio qui, coi vecchi ordinamenti, tra un popolo straniero aggrappato ai propri dèi. Sarei lieto di un’altra morte.

(Traduzione di Nicola D’Ugo, 2014)

 

 

Qui: T.S. Eliot legge la poesia in inglese: https://youtu.be/BCVnuEWXQcg

Qui: il testo della poesia in inglese: https://youtu.be/b5Sk0LJ9ylk

 

Un commento alla poesia, tratto dal sito https://letterepaoline.net/2010/01/06/viaggio-dei-magi/

«Fu un freddo avvento per noi, proprio il tempo peggiore dell’anno per un viaggio, per un lungo viaggio come questo: le vie fangose e la stagione rigida, nel cuore dell’inverno». Così comincia The Journey of the Magi (“Il viaggio dei Magi”), uno dei primi componimenti che Thomas Stearns Eliot, tra i massimi poeti del Novecento, scrisse dopo la sua conversione al cristianesimo e l’ingresso ufficiale nella Chiesa d’Inghilterra, nel 1927: un testo a dir poco singolare, concepito originariamente come un semplice biglietto d’auguri per Natale, ma che nonostante questo si conclude con un accenno – decisamente poco “natalizio” – al tema della morte. A prendere la parola, nella finzione del poema, è uno degli antichi sapienti che fecero visita al neonato Gesù, secondo il celeberrimo episodio narrato per la prima volta dal Vangelo di Matteo (2,1-12). Il tragitto dei Magi, lungo il percorso indicato dalla stella, viene fatto iniziare da Eliot all’improvviso, «nel cuore dell’inverno», vale a dire nella stagione meno buona per lasciar le proprie case e i propri affetti: un insieme di circostanze, per la verità, che difficilmente un lettore si sarebbe aspettato di trovare in riferimento ai tre sapienti dell’iconografia tradizionale. Non erano forse, costoro, i rappresentanti per antonomasia di una conoscenza arcana, millenaria, infallibile? E perché mai il poeta, contro ogni aspettativa, li presentava ora come impreparati, quasi colti di sorpresa di fronte a un «avvento» che doveva invece apparire loro come irresistibile, in quanto lungamente atteso?

Nel poema, certamente, si fa cenno alla sapienza dei Magi: ma è una sapienza irrimediabilmente perduta, un oggetto di dolorosi rimpianti, un’ingannevole certezza ora lontana: «Vi furono momenti in cui rimpiangemmo i palazzi d’estate sui pendii, e le terrazze…». Il percorso dei sapienti si trasforma in una prova, in un pellegrinaggio dei più duri: «Poi i cammellieri che imprecavano e maledicevano e disertavano, e volevano donne e liquori, e i fuochi notturni s’estinguevano, e mancavano i ricoveri, e le città ostili e i paesi nemici ed i villaggi sporchi e tutto a caro prezzo: ore difficili avemmo».

Quanto appaiono lontani, questi versi, dall’immagine oleografica dei tre sovrani, che giungono da un paese remoto, avvolti in vesti fruscianti e attorniati da uno stuolo di servitori fedeli, bramosi d’incontrare Colui che il mondo intero attendeva… L’atmosfera, qui, si presenta decisamente diversa. Nei versi di Eliot, i Magi sembrano viaggiare in una notte perenne, attraversando terre ostili e aride, del tutto prive di grazia e bellezza: sparisce la dimensione esotica, restano i comuni mortali, smarriti di fronte alle proprie debolezze e all’asprezza del percorso. L’animo si fa triste, e i pensieri sono come sopraffatti dalle voci interiori, che incessantemente ripetono: «Che questo era tutta follia».

Lo sguardo dei Magi, di tanto in tanto, s’imbatte in qualcosa che sembra buono per la loro scienza, ma il suo senso complessivo continua a sfuggire. È una sequenza di “segni”, d’immagini da decifrare, come altrettanti sigilli di una storia futura, verso la quale i viandanti sono tanto irresistibilmente quanto incomprensibilmente trascinati: «Poi all’alba giungemmo a una valle più tiepida, umida, sotto la linea della neve, tutta odorosa di verde; con un ruscello in corsa e un molino ad acqua che batteva il buio, e tre alberi contro il cielo basso, e un vecchio cavallo bianco al galoppo sul prato…».

Questa strofa, probabilmente la più bella dell’intero poema, racchiude in un grappolo d’immagini tutti i principali misteri della fede cristiana: la valle tiepida, che raffigura i tempi nuovi, inaugurati dall’arrivo del Cristo; il ruscello in corsa, che rappresenta l’acqua del battesimo, e il mulino ad acqua, che rimanda al pane eucaristico; i «tre alberi contro il cielo basso», che prefigurano la crocifissione di Gesù, e il cavallo bianco che ne indica la gloriosa risurrezione, con la sconfitta finale della morte.

Ma si tratta solo di un miraggio, o è piuttosto una realtà che deve ancora schiudersi, e che rimane inaccessibile a chi è sempre vissuto di miraggi e di sogni? I Magi, di tutto questo, non possono che scorgere l’ombra: «Non avemmo alcuna informazione, e così proseguimmo…».

Camminano dunque fino all’incontro fatale, verso un incontro che resta emblematicamente fuori del testo, non detto perché non dicibile: i Magi scoprono qualcosa che la loro ragione non riesce a prevedere e racchiudere. È lo splendore di un Dio fatto carne, è il Verbo incarnato che vagisce, è il Re dell’universo che si rivela agli uomini, piccolo e in fasce: qualcosa, qualcuno che sfugge ai loro piani, e che non si lascia afferrare finché vi si oppone resistenza. La sua logica non è di questo mondo, anche se dà un senso al mondo: «…Considerate questo: ci trascinammo per tutta quella strada per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certo, ne avemmo prova e non avemmo dubbio. Avevo visto nascita e morte, ma le avevo pensate differenti; per noi questa Nascita fu come un’aspra ed amara agonia, come la Morte, la nostra morte. Tornammo ai nostri luoghi, ai nostri regni, ma ormai non più tranquilli, nelle antiche leggi, fra un popolo straniero ch’è rimasto aggrappato ai propri idoli. Io sarei lieto di un’altra morte».

I versi finali, con la loro solenne gravità, rovesciano idealmente la prospettiva di una precedente poesia di Eliot, Gerontion (composta nel 1919): laddove il poeta, non ancora credente, descriveva se stesso come «un vecchio, una testa intronata fra spazi ventosi… arido cervello in un’arida stagione», alludendo in questo modo alla propria partecipazione a una falsa conoscenza, compiaciuta di sé e incapace di accogliere il reale. Ecco quindi che la conversione dell’autore, rispecchiata nel percorso dei Magi, può essere realmente considerata come «un’aspra ed amara agonia, come la Morte, la nostra morte»: come l’inizio di una vita nuova.

Rut, la festa ebraica di Pentecoste e il dono dello Spirito

Anche se nell'interpretazione cristiana si tende ad associare la discesa dello Spirito Santo esclusivamente alla festa di Pentecoste, per ovvie ragioni legate al racconto nel libro degli Atti degli Apostoli, è vero che in occasione di ogni festa di pellegrinaggio, secondo la tradizione giudaica, è donato lo Spirito di Dio, come anche nella festa delle Settimane, o Pentecoste, a cui si allude nel libro di Rut (ambientato proprio durante la raccolta dell'orzo).

Per spiegare come il dono dello Spirito sia dato a Pentecoste si può riportare il bel commento midrashico al libro della Genesi, dove si legge una interessante elaborazione dell’episodio di Giacobbe al pozzo. Il patriarca, in cammino nelle regioni di oriente in cerca di una moglie, «vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame distese vicino, perché a quel pozzo si abbeveravano le greggi» (Gen 29,2). La caratteristica curiosa di quel pozzo era il fatto che «solo quando tutte le greggi si erano radunate là, i pastori facevano rotolare la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame» (Gen 29,3). Questo dettaglio ha scatenato l’esegesi ebraica, che ha visto nel pozzo la prefigurazione del Tempio di Gerusalemme, e nei tre greggi i simboli delle tre feste di pellegrinaggio durante le quali le tribù di Israele si radunavano nella città santa, oppure, secondo un’altra interpretazione, nell’acqua la Torah che esce da Sion e che dona la vita al popolo che ad essa si rivolge. Nel midrash, soprattutto, si dice che come le greggi si abbeveravano a quell’acqua viva, così i figli di Israele che si recavano a Gerusalemme per le tre feste di pellegrinaggio venivano riempiti di Spirito Santo.

Ma non solo lo Spirito è donato a coloro che si recano a Sion per le feste previste dalla Legge: esso scende anche su coloro che studiano la Torah, donata da Dio al Sinai. Nel commento midrashico a Rut, il dono dello Spirito è addirittura figurato attraverso fiamme che invadono la casa dove alcuni rabbini studiano la Torah. Vale la pena riportare il testo integralmente per cogliere le analogie con il racconto della Pentecoste del libro degli Atti: «Accadde un incidente – racconta Elisha – nel quale mi sono trovato coinvolto. Mio padre Avuyah era uno dei grandi della sua generazione. Quando venne il tempo della mia circoncisione, invitò tutti i notabili di Gerusalemme, e tra loro anche rabbi Eliezer e R. Yehoshua. Quando ebbero mangiato e bevuto, alcuni cominciarono a cantare, e allora R. Eliezer disse a R. Yehoshua: “Se questi si occupano delle loro cose [si sono messi a cantare], non potremmo noi occuparci delle nostre? [lo studio della Torah]”. Cominciarono così a discutere della Torah, e dalla Torah passarono ai Profeti, e da questi passarono agli Scritti. Queste parole li illuminavano come se fossero venute dal Sinai. E delle fiamme brillavano attorno a loro […] proprio come sta scritto, “il monte ardeva, con il fuoco che si innalzava fino alla sommità del cielo” (Dt 4,11). Mio padre Avuya allora esclamò: “Se questo è il grande potere della Torah, e se questo figlio vivrà, lo offrirò per lo studio della Torah” [e non per gli affari o il commercio]».

L’atmosfera che si respirava in quella casa, mentre i rabbini studiavano la Torah, ci riporta, secondo lo stesso commento dell’autore del midrash, proprio al Sinai. Chi studia la Torah, è circonfuso della stessa gloria e della Presenza di Dio che scendeva sul monte. Questo suggestivo racconto ci richiama alla mente non solo la Pentecoste cristiana, ma anche un episodio del Nuovo Testamento, quello di Gesù coi discepoli di Emmaus. Gesù che si mette a fare un tratto di strada coi discepoli, riprende in mano le Scritture, «cominciando da Mosè [la Torah] e da tutti i Profeti» (Lc 24,27). I due di Emmaus, commentando tra loro l’accaduto, dicono che «ardeva il loro cuore» (Lc 24,32), mentre Gesù spiegava quelle parole di Dio che si riferivano al Messia.

Per un approfondimento, si veda G. Michelini - G. Gillini - M. Zattoni, Rut. La straniera coraggiosa, San Paolo 2009

 

"Parole al vento", Erri de Luca, il video e l'audio

L'8 novembre 2024 presso l'Auditorium San Francesco al Prato, sono riprese le attività del del SAB con la Lectio Magistralis dello scrittore e poeta Erri De Luca (qui sotto la registrazione del Video e l'Audio). Il prossimo appuntamento a Monteripido (Via Monteripido 8, Perugia) con il prof. Renzo Infante, dell'Università degli Studi di Foggia, che ci introdurrà al Quarto Vangelo.

Ringraziamo la Fondazione Perugia che ha contribuito con il proprio sostegno economico alla realizzazione del progetto.

Programma Sab anno 2024 2025

Il Risorto e Maddalena: lectio di Rosalba Manes

E' proseguito venerdì 21 marzo 2025, a Perugia, l'itinerario di lettura sul Vangelo secondo Giovanni. E' stata nostra ospite la prof.sa Rosalba Manes. Nata a san Giovanni Rotondo nel 1977, è consacrata nell'Ordo Virginum della diocesi di San Severo (FG) dal 2001. Dopo il baccellierato in filosofia e in teologia presso la Pontificia Università  Gregoriana, ha conseguito la licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico e il dottorato in Teologia Biblica presso la Pontificia Università  Gregoriana. Ha insegnato in diverse università, e anche all'istituto Teologico di Assisi. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni, tra cui quella su Gesù e Maddalena (con S. Ponga): I volti della Maddalena (Ancora, 2017). L'incontro è un'occasione per prepararsi alla Pasqua riscoprendo una delle figure più interessanti ma anche controverse del Nuovo Testamento.

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