La crescita umana di Gesù

Gesù e la Cananea (Mt 15,22) - Miniatura di Ilyas Basim Khuri Bazzi Rahib, Egitto (1684)

Sarà stata la distanza che questa sera mi separava da padre Giulio (30 cm. circa), o forse la maggiore attenzione alle sue parole a suscitarmi la seguente riflessione: Gesù, Figlio di Dio,ha assunto la condizione di “Uomo” con tutti i limiti fisici e psichici che questa comporta (la crescita, lo sviluppo, la maturazione ecc.).
Della condizione  umana ha sperimentato tutto:le gioie, i dolori, le tentazioni,l’amore della famiglia, il tradimento degli amici; tutto ha condiviso dell’uomo, fuorchè il “peccato”. Anche la “Libertà” che Dio dona a tutti gli uomini di scegliere la “Via” da seguire nella propria vita, anche di questo dono Gesù ha usufruito in quanto “Uomo”: tutti noi conosciamo quale scelta di “Amore” ha fatto Gesù sulla Croce. Quello che vorrei chiedere a padre Giulio è questo: si può pensare che nel corso del processo di crescita umana di Gesù, gli eventi storici e sociali vissuti in quel periodo storico ed in quel contesto  sociale possano avere influenzato il “Cuore” di Gesù e quindi avere orientato in maniera diversa l'”Amore Misericordioso” ed il messaggio lasciato poi agli Apostoli? Mi riferisco in particolare alla diversa indicazione che Gesù dà a proposito della sua missione sulla terra in due diversi capitoli del Vangelo di Matteo: in Mt. 15,21 – 28 “….Ma egli rispose: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”….” Cioè afferma senza dubbi interpretativi che l’obbiettivo finale della sua azione è soltanto il popolo ebraico e non i pagani. Poi in  Mt.28, 16 – 20 “…Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato….”. Ecco dunque che al compimento della sua vita terrena Gesù, attraverso gli Apostoli, comanderà la diffusione della Parola di Dio a tutti i popoli, pagani compresi, portando in tal modo a compimento la volontà del Padre. Si può pensare che tale “evoluzione” del pensiero di Gesù circa l’Amore verso gli uomini possa essere messo in relazione ad una “maturazione” della sua condizione umana?
P.S.
Mentre scrivo mi tornano in mente le parole del centurione in Mt. 8, 5 – 13 …..”Signore io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto…..”, e quindi mi scuso in anticipo della mia inadeguatezza ad affrontare tematiche come questa, ma non ho potuto farne a meno.
Claudio.

1 Comment on "La crescita umana di Gesù"

  1. ROSALBA aNGHILERI | dicembre 1, 2016 at 4:48 pm | Rispondi

    Caro Claudio,sicuramente c’è stata una maturazione da parte di Gesù avvenuta attraverso l’esperienza sociale, religiosa, storica del suo popolo e della sua famiglia. Suggerisco la lettura di <> di Bruno Maggioni, ed. Ancora, 2009, che per me è stato fondamentale. Gesù è maturato e ha riflettuto anche sulla sua condizione di figlio di Dio di mano in mano che cresceva e di cui era consapevole (cfr Lc 2,49 b). La sua maturazione è indicata chiaramente negli episodi narrati in 8,5ss: Gesù e il centurione di Cafarnao che ha il servo -probabilmente il figlio- gravemete malato (il termine greco è pais che significa figlio, ragazzo, servo; se l’autore avesse voluto indicare proprio il servo, avrebbe usato il termine doulos). Pur essendo il centurione un pagano e anche armato, Gesù non rifiuta il dialogo. Vede il lui l’uomo più che il soldato, così come aveva già fatto quando aveva chiamato Matteo dal suo posto di esattore delle tasse. Non aveva badato al peccatore, ma all’uomo. Gesù esaudisce il centurione compiendo la sua prima guarigione a distanza.<>.
    Lo stesso avviene durante l’incontro con la donna cananea in 15,21-28. Anche qui Gesù compie un miracolo a distanza.La scena è simile a quella avvenuta a Cafarnao. Gesù utilizza un linguaggio molto forte e dispregiativo, anche se un po’ attenuato dal diminutivo “cagnolini” anziché “cani”, considerati fortemente impuri dalla mentalità giudaica. Gesù afferma di nuovo di essere <> e non per i cani pagani. Cede poi alla fede profonda e tenace della donna che l’aveva definito <>. Il riferimento è a Salomone, figlio del re Davide che era noto per le sue caratteristiche di guaritore ed esorcista.
    Un altro segno di maturazione lo troviamo in 28,17. La situazione generale è cambiata: Giuda si è impiccato, Gesù è risorto, gli “undici” lo vedono e lo ascoltano sul “monte” che Gesù aveva loro indicato in Galilea. – Ricordiamo l’importanza del luogo “monte” in Mt-. I discepoli, però, non credono. Tutti, secondo la traduzione della CEI, alcuni, secondo p. Michelini. Per gli esegeti, questa è la pentecoste di Mt.
    Questo vangelo è stato scritto due o tre generazioni dopo gli avvenimenti di Gesù e la chiesa novella s’interroga se Gesù risorto la guidi ancora. -Il tema della chiesa è specifico di Mt soltanto-. In questa pericope, Gesù invia gli undici anche ai pagani oltre che al popolo d’Israele: è l’apertura a tutti (in gr. “panta tà éthne”). Ci sono due linee di pensiero tra gli esegeti: la maggioranza degli storico-critici afferma che questo invio ai pagani non sarebbe di Gesù, ma della chiesa. In questo caso emergerebbe tutto quel progetto che il Dio d’Israele aveva affidato ad Abramo con la pienezza della benedizione. Altri studiosi, invece, affermano che Gesù si sarebbe riferito a Giona, a cui fa riferimento per due volte parlando di se stesso, il quale rifiuta di andare a Ninive tra i pagani. Gesù, dopo essere stato nel ventre della terra “per tre giorni”, comprende che la sua missione non è solo per Israele, ma anche per coloro che sono stranieri.
    Gesù, da inclusivo, passa ad annunciare la sua parola a tutti gli abitanti del creato. (Cfr anche l’episodio di Pietro e del centurione Cornelio in Atti). In effetti, la maturazione umana si è realizzata pienamente.
    Grazie da parte di tutto il gruppo dell’apostolato biblico Gli interventi sono sempre stimolanti. Rosalba

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