chi è Matteo

Caravaggio, Vocazione di Levi Matteo

15 novembre 2016

Il bellissimo incontro di ieri sera mi ha fatto molto riflettere e nonostante l’estrema chiarezza di P.Giulio mi sono rimaste in testa due domande:
1. chi è l’evangelista Matteo?
2. saperlo cambia qualcosa nella mia fede?
Ringrazio di cuore
Mario

In risposta a Mario.
Caro Mario, rispondo alla tua seconda domanda. Conoscere chi ha scritto di fatto il testo del Vangelo non cambia nulla alla fede, perché ciò che conta non è lo scriba, ma la buona novella, ossia le parole e gli eventi di Gesù.
Per la prima domanda, la certezza al 100% non l’abbiamo, ma abbiamo tanti indizi preziosi: l’autore ha scritto per la comunità cristiana che proveniva dall’ebraismo. Infatti il suo è il Vangelo che contiene il più alto numero di citazioni dall’Antico Testamento (AT), che gli Ebrei conoscevano assai bene. L’evangelista è il più preciso nel descrivere le monete. Le cita 39 volte e otto con il nome proprio di ciascuna. E’ molto ordinato, come lo è un esattore delle tasse, nell’indicare le strutture numeriche: l’elenco degli apostoli è formato da sei coppie di due apostoli. I loghia -discorsi- di Gesù sono raggruppati in cinque parti. Predilige alcuni numeri, 2-3-7, come nella mentalità giudaica. Es. l’inizio del Vangelo presenta la genealogia di tre generazioni di 14 ( 2×7) membri ciascuna. Solo in questo Vangelo si parla della tassa da pagare al tempio, ecc. Lui stesso si definisce “lestones”, in greco, che significa ladro. Faceva una bella “cresta” su ciò che doveva incassare. Era cioè un gabelliere che approfittava del suo lavoro. La firma è un autoritratto in 13,44-52, perché narra di uno scriba – come lui – che trae dal suo tesoro cose antiche (AT) e cose nuove (NT). Infatti fa spesso riferimento all’AT che illumina il NT. Lo scriba è anche l’esperto della scrittura sacra. Il riferimento sarebbe a se stesso che ha lasciato tutto per mettersi alla sequela di Gesù. Abbiamo anche delle testimonianze storiche. In Frigia (regione dell’attuale Turchia) da parte del vescovo Papia di Gerapoli, citato da Eusebio in “Historia ecclesiastica”, che afferma: «Matteo, da parte sua, in lingua ebraica ordinò i detti, e ciascuno li tradusse (interpretò) come poté».
Può essere che il Vangelo, materialmente, sia stato scritto da un discepolo della chiesa di Gerusalemme che ha riportato la testimonianza di Matteo. Ma, come dicevo all’inizio, ciò che conta è il Vangelo e meno importante è sapere chi l’ha
Ti ringrazio di avere scritto e aspetto altre domande.
R.A.

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