• 21 Gennaio 2021 2:38

La parte buona

QUELLA CHE ASCOLTA E METTE IN PRATICA LA PAROLA DI DIO

In principio era il Verbo. Un commento di Carlo Maria Martini al Prologo di Giovanni

Pubblichiamo un estratto sul Logos (la “Parola”, il “Verbo”) di cui scrive il quarto evangelista nel Prologo, tratto dal volume pubblicato da C.M. Martini originariamente con il titolo “Ritrovare se stessi” (Piemme, 1996), ora in libreria con il titolo “Il giardino interiore. Una via per credenti e non credenti”, Piemme 2014.

Il pdf: C.M. Martini, Il Prologo di Giovanni, da Il giardino interiore

Il  volto di Dio nel vangelo secondo Giovanni

1. Il punto di partenza della predicazione giovannea lo leggiamo nel Prologo del suo vangelo che, a differenza di quello di Marco, è scritto per il cristiano che ha già compreso il senso della fede, ha già compiuto un cammino di sequela di Gesù. La predicazione di Giovanni è una disciplina spirituale che aiuta a riconoscere le implicazioni serie, derivanti dalla presenza del Verbo tra noi.
Egli infatti ci racconta le origini, ciò che era al principio, che spiega ogni cosa e dà la ragione di tutto quanto esiste. Ci racconta il senso del mondo dovuto a Colui che è il Logos, la Parola, il Verbo di Dio, perché Logos significa anche «senso».
Nel Prologo Giovanni pone in relazione l’origine del mondo con la venuta di Gesù sulla terra: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (1, 14), e la sua è la sintesi della penetrazione più alta sul mistero della pre-esistenza di Gesù nel Nuovo Testamento.
Il termine Logos, che fa da protagonista nell’azione del dramma racchiuso nei 18 versetti del Prologo, è davvero disperante, perché ha molteplici significati: la mente, la ragione, il conto della spesa, e molte altre cose disparate. C’è da domandarsi perché mai Giovanni abbia scelto questa parola invece di sceglierne altre più precise. Per esempio, se voleva indicare la «parola di Dio», perché non ha scelto rema, che forse era il termine più adatto per indicare espressamente la parola creativa di Dio? Se voleva indicare la «sapienza», perché non ha scelto sophia o altre parole analoghe? Ci troviamo invece di fronte a una vera e propria ridda di significati; mi sembra tuttavia non inutile prendere in considerazione i principali, senza pretendere di col. locarci sul piano esegetico, bensì su quello della meditazione esistenziale.
Per un greco il significato più evidente, che egli recepiva dal diffuso contesto filosofico, era quello di 
logos 
delle cose, cioè la ragione ultima d’essere della realtà.
Gli esegeti, di solito, non insistono su tale significato e sostengono che la derivazione del logos giovanneo sarebbe piuttosto di tipo sapienziale, o in genere anticotestamentaria. Di fatto, però, è impossibile immaginare che un cristiano di Efeso di quel tempo, sentendo parlare del logos in senso assoluto, non pensasse alla ragione ultima delle cose, al perché del mondo, e non cominciasse di qui la sua riflessione.
Elenco, quindi, cinque fondamentali significati: ragione d’essere della realtà; parola creatrice: Dio creò tutto con la parola; sapienza che presiede alla creazione, sapienza ordinatrice; parola illuminante e vivificante; parola rivelatrice: il Figlio di Dio viene tra noi in Gesù (s’incarna) ed è Gesù che rivela il Padre.
Mi sembra che Giovanni veda l’intera serie di questi significati come se fossero ordinatamente infilati l’uno
nell’altro; noi possiamo prenderli in considerazione uno dopo l’altro, in modo da ricostruire il disegno giovanneo.

– Logos è la ragione ultima delle cose, la, ragione ultima della mia esistenza così com’ è in Dio.
E certamente un primo messaggio, forse implicito, ma evidentissimo, da cui si deve partire.
La mia esistenza – e tutta la situazione umana 
– ha una ragione, ha un significato in Dio.
– 
Logos è la parola creatrice, e il significato ultimo di tutta la realtà, di tutte le cose, della mia situazione umana, sta nella dipendenza da Dio. Dipendenza da riconoscersi nella lode e nella riverenza. Se la ragione ultima di ogni cosa è una parola creatrice di Dio, il senso di dipendenza totale da Dio, da riconoscersi con riverenza e lode, è il primo atteggiamento sul quale gli altri si possono costruire e senza il quale nessuna disciplina spirituale può essere costruita.
– Logos è la sapienza ordinatrice: presso Dio è la ragione ultima non solo dell’ essere delle cose, ma dell’essere «qui e adesso». Tutte le situazioni dell’esistenza, tutto ciò che gégonen («è avvenuto») e avviene ora, ha un senso nella sapienza ordinatrice di Dio. Questa considerazione è amplissima e chiarificatrice, perché a partire da essa nessuna situazione umana è priva di senso, anche la più strana apparentemente; sia la mia situazione di uomo, sia la situazione dell’umanità e del mondo, sia la situazione della Chiesa: tutto ha un significato nella sapienza ordinatrice di Dio. Se manca tale fiducia, si rimane preda dello spavento che ci prende di fronte all’impressione del disordine illimitato.
– Logos è phos (luce) e zoé (vita). Malgrado le oscurità della situazione presente dell’uomo, malgrado la tragedia umana che ci circonda, malgrado le prove della Chiesa e le situazioni quasi assurde nelle quali si trova il mondo e possiamo trovarci anche noi, esiste al fondo di tutto uri «vangelo», che assicura esserci una ragione luminosa e vivificante di tutte queste cose, se solo sappiamo coglierla e lasciarci trasformare da essa.
– 
Logos è Gesù Cristo tra noi che ci parla del Padre. Le parole di Gesù, che ascoltiamo nella Scrittura, e la sua stessa realtà personale costituiscono il senso luminoso ed edificante, di tutta l’esperienza umana come noi la percepiamo. E questo lo sfondo sicuro – e necessario su cui si innesta tutta la costruzione successiva. Senza la fiducia di fondo nella sapienza creatrice, che regola le situazioni presenti e si manifesta in Cristo come «vangelo», non c’è speranza di fare meglio, non c’è speranza di cambiare se stessi e non c’è speranza per il mondo. La nostra speranza, infatti, sta tutta nel radicarsi di ogni cosa nella ragione ultima, che è la creazione divina e la presenza tra noi di Gesù Cristo, il quale rivela le parole di Dio e crea una situazione di verità e di grazia nel mondo: Gesù «pieno di grazia e di verità» (1,14).
Questo è dunque l’atteggiamento da assumere di fronte al vangelo di Giovanni: un atteggiamento ispirato al senso che tutto da Dio dipende e a Dio va, e che la nostra azione può inserirsi in maniera sensata, ragionevole, giusta in tale movimento, qualunque sia la nostra condizione presente.