Il Discorso della montagna e le Beatitudini tra BIBBIA e ARTE – Un contributo di Micaela Soranzo

Fritz von Uhde (1848-1911), Die Bergpredigt (Il discorso della montagna), 1887.

– Iconografia del Discorso della montagna e delle Beatitudini

– Dal punto di vista iconografico il Discorso della montagna generalmente presenta Cristo seduto che insegna, con gli apostoli e il popolo in piedi assumendo, talvolta, l’atteggiamento del filosofo.

È raffigurato in diversi sarcofagi e in un affresco nelle catacombe della Via Latina del 330, dove è in piedi insieme ai dodici apostoli. Del IX sec. è l’Evangeliario di Ottone III, che divide in due la scena: sopra Cristo e gli apostoli, sotto il popolo.

Solo Cristo con gli apostoli si vede nel ‘Discorso della montagna’ affrescato tra il 1438 e il 1440 circa dal Beato Angelico nel Convento di San Marco a Firenze. La scena è ambientata sul monte, immerso in un paesaggio spoglio che si perde in lontananza; Gesù è seduto su una roccia rialzata con un rotolo chiuso nella mano sinistra e pronuncia il suo discorso ai dodici Apostoli, mentre con la mano destra rivolta verso l’alto indica Dio Padre, a suggerire l’origine delle sue parole. Seduti in cerchio di fronte a Lui, gli Apostoli ascoltano con attenzione il discorso. La gravità dei loro atteggiamenti e volti fa comprendere che stanno ascoltando dal Maestro parole di particolare importanza, e il rotolo chiuso suggerisce che egli sta parlando ai Dodici come legislatore, poiché fin dall’epoca paleocristiana il rotolo in mano a Gesù allude alla nuova legge.

Particolarmente interessante è l’affresco di Cosimo Rosselli (1481-82) nel registro mediano della Cappella Sistina, poiché illustra ilDiscorso della montagna e la guarigione del lebbroso’. Fa parte delle ‘Storie di Gesù’ e, come altre del ciclo, mostra più episodi contemporaneamente. La scena si trova opposta alla ‘Discesa dal monte Sinai’, sempre di Rosselli, ed è accomunata a questa dalla presenza del monte come luogo in cui Dio manifesta la sua volontà di stabilire un contatto con gli uomini. Si vede, infatti, Cristo che, seguito dai dodici apostoli, scende dal monte e, poco dopo in primo piano, tiene il suo discorso alle folle, con gli apostoli compressi alla sua destra. A sinistra, sullo sfondo, c’è una città dall’aspetto nordico immersa in un rigoglioso paesaggio che si perde in lontananza, e lì si trova la folla che assiste al sermone, nella quale sono presenti numerosi ritratti di contemporanei e l’uomo col cappello nero che guarda verso lo spettatore in ultima fila dovrebbe essere l’autoritratto dello stesso Rosselli. A destra, invece, ha luogo la scena della guarigione del lebbroso che, inginocchiato davanti a Gesù, chiede di essere sanato; è la testimonianza dei poteri taumaturgici di Cristo. Anche in questo caso Gesù è attorniato dagli apostoli e sulla destra si trova una folla in cui compaiono molti ritratti.

Il Discorso della montagna è un tema che lungo i secoli non ha molto interessato gli artisti, ma è stato, invece, ripreso con ampia diffusione soprattutto dalla fine del ‘700 per tutto l’’800, perché questa scena all’aperto si prestava ad essere illustrata negli ampi soffitti delle chiese e l’insegnamento di Gesù era molto adatto alla decorazione dei pulpiti.

Ci sono stati anche diversi tentativi di attualizzazione dell’episodio come, ad esempio, la tela di Fritz von Uhde (1887 Szépművészeti Múzeum di Budapest), dove si vede Gesù che parla a dei contadini.

Più recente è l’immagine posta tra gli affreschi, dipinti nel 1934 da Maurice Denis, del Battistero della chiesa di Saint Nicaise a Reims. L’artista, dopo aver raffigurato l’acqua che esce dai fiumi dell’Eden, il diluvio, Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia nel deserto, il Battesimo di Gesù e quello dell’etiope, presenta agli occhi del battezzato l’immagine di Cristo che insegna sulla montagna, per invitarlo alla sua sequela mediante l’ascolto di quella Parola.

Maurice Denis (1911) Museo di Limoges Beati i perseguitati

Molto meno rappresentate, anche per la difficoltà di tradurle in immagini, sono le Beatitudini, sentenze introduttive al ‘Discorso della Montagna’; nell’iconografia sono illustrate in moltissimi modi, con persone, ambienti e simboli diversi.

Le Beatitudini, nelle loro prime raffigurazioni, appaiono come figure di donne, generalmente otto, con un filattere su cui è scritto il testo della beatitudine di riferimento; così le vediamo nel mosaico dell’Ascensione nella Basilica di S. Marco a Venezia (XII sec.) o nella chiesa di S. Michele di Hildesheim (XI sec.), ma anche nei capitelli della cattedrale di Moissac.

Chiesa di S.Michele di Hildesheim

Interessante è il Lampadario di Barbarossa (1170) nel duomo di Aquisgrana. Se ci si sposta al di sotto del candelabro, proprio al centro del pavimento, si noterà che i pannelli alla base delle ‘torri’, anche se parecchio anneriti e non facili da osservare per via delle luci artificiali in uso, illustrano scene della vita di Gesù e in particolare le otto beatitudini del Discorso della Montagna.

Nella Cappella di S. Salvatore in Santa Maria Teodate a Pavia, la decorazione ad affresco che riveste completamente l’interno è del 1507, opera di Bernardino Lanzani da San Colombano, e la lettura dell’articolato programma iconografico è aiutata dalle iscrizioni e dalle parole pronunciate dai personaggi; così il Discorso della montagna è accompagnato dalle parole: “Beati pauperes spiritu”.

A Perugia, nella Chiesa dell’Immacolata e di S. Filippo, meglio conosciuta come Chiesa Nuova, è possibile ammirare, all’interno di un vasto programma iconografico mariano, la raffigurazione delle otto Beatitudini secondo il vangelo di Matteo. Anche qui le troviamo raffigurate da figure femminili sempre accompagnate da un cartiglio di spiegazione; sono poste sui pilastri delle Cappelle dell’Annunciazione e della Visitazione. Nella prima Cappella, a destra in basso, è illustrata la frase ‘Beati i perseguitati in nome della giustizia’ con l’immagine di una donna che guarda ai suoi piedi tre bambini feriti, mentre in alto, ‘Beati i misericordiosi’ è raffigurato dalla donna che distribuisce pane a due fanciulli che stanno in ginocchio davanti a lei. A sinistra in basso, poi, una donna, che tiene nella mano sinistra un ramoscello d’olivo e calpesta un trofeo d’armi, si riferisce a ‘Beati gli operatori di pace’ Sopra è sempre una donna con abito bianco e manto azzurro a simboleggiare i ‘Beati i puri di cuore’. Sul pilastro destro della Cappella della Visitazione troviamo, in basso, l’immagine di ‘Beati quelli che piangono’, con la donna a mani giunte che piange e in alto ‘Beati i miti’, dove una donna velata tiene tra le braccia un agnello. A sinistra, invece, ‘Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia’ sono raffigurati da una donna che con la mano destra tiene una lancia e con la sinistra le bilance, mentre il demonio tenta di far traboccare il piatto sinistro e infine, in alto, la frase ‘Beati i poveri di spirito’ è stata oggetto di una errata interpretazione, infatti presenta una donna che tende le mani per chiedere l’elemosina fa riferimento a una povertà materiale più che spirituale.

Talvolta gli artisti si accontentavano di mostrare il testo delle beatitudini su filatteri portati da angeli, ma sono indubbiamente più incisivi quei tentativi di accostare alle beatitudini episodi e figure tratte dalla Scrittura. Johann Arbogast Thalheimer nella Chiesa dei S.S.Giovanni Battista ed Evangelista a Edelstetten, in Baviera (1711) raffigura, ad esempio, ‘Beati i misericordiosi’ con l’episodio del Buon samaritano e ‘Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia’ con il Giudizio di Salomone. Questa soluzione è utilizzata da Edouard Didron, che nella Cattedrale di Saint Front a Perigaux (1881), rifacendosi sempre al vangelo di Matteo, illustra le medesime beatitudini con la figura del Padre misericordioso e con l’episodio di Daniele che difende Susanna dai vecchioni.

Maurice Denis vuol lanciare una sfida alla rappresentazione delle beatitudini: esse sono un ideale per tutti i cristiani, ma questo ideale non è inaccessibile; la vita di ogni cristiano non è altro che un cammino di santità intrapreso dai grandi santi del passato, ma anche da una folla di credenti anonimi, lontani o vicini nello spazio e nel tempo. Nel corso di questo pellegrinaggio terrestre l’umanità sfiora già le verità celesti in uno scambio in cui sono presenti gli angeli come precursori, guide e intercessori. Per Denis, quindi, rappresentare le beatitudini non è rappresentare qualche persona eccezionale, ma l’umanità intera in cammino, in processione verso Dio, con il concorso di Cristo e degli angeli. Il pittore lavorerà su questo tema quattro volte nel corso della sua vita, dal 1915 al 1933: a Limoges, nella chiesa di Saint-Louis a Vincennes, nella cappella del Priorato di Saint Germaine-en Lay e infine in un affresco nella chiesa del Sacro Cuore di Saint-Ouen.

A cura di Micaela Soranzo (www.micaelasoranzo.it)

 

 

 

 

 

 

 

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