Lectio biblica sul giovane Daniele di Mons. Nazzareno Marconi (Perugia 26 01 2018). AUDIO della Lectio

E’ proseguita la lettura del libro di Daniele con il Vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, già docente di Sacra Scrittura all’Istituto Teologico di Assisi.

AUDIO dell’incontro Scarica MP3

 

I prossimi incontri sul libro di Daniele si terranno:

Venerdì 9 febbraio 2018, ore 19:30 con la Lectio del Prof. Davide Micheletti

Venerdì 23 febbraio 2018, ore 19:30 con la Lectio del Prof. don Alessio Fifi

presso il Teatro Giovanni Paolo II, sotto la Chiesa dei frati cappuccini dell’Oasi a Fontivegge (Perugia). L’ingresso è libero.

 

2 Comments on "Lectio biblica sul giovane Daniele di Mons. Nazzareno Marconi (Perugia 26 01 2018). AUDIO della Lectio"

  1. Salve Monsignore,
    ho assistito alla sua lezione e il punto delle sue considerazioni

    “….Prima di ciò però Gesù aveva dichiarato come vana ogni speculazione che cercasse di identificare la data della fine del mondo…. “

    mi ha ricordato il brano del Vangelo di Matteo (24)

    “…34 In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo accada.
    35 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
    36 Quanto a quel giorno e a quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre….”

    Il versetto 36 stabilisce l’impossibilità di determinare data e ora, ma il versetto 34 indica un periodo di tempo abbastanza ben delineato.
    Fra l’altro al tempo in cui scrive Matteo la profezia del versetto 24 è già contraddetta dai fatti. Il che da una parte gioca a favore dell’autenticità della testimonianza del Vangelo di Matteo, ma dall’altra lascia perplessi. Cristo può sbagliare una profezia?
    Anche il versetto 36 fa riflettere: Il Figlio di Dio incarnandosi assume anche qualche limite della natura umana. Non è onnisciente!

    Grazie per la chiara conferenza. Paolo

    • La risposta di Rosalba…
      Tu citi la pericope di Mt 24,34-36 che trova paralleli in Mc 13,30, Lc 21,32, Mt 5,18. Gesù, ”con la mini-parabola del fico che con il suo fogliame segnala la vicinanza dell’estate, afferma che nella storia ci sono dei segnali che indicano la direzione e la meta”. (G. Ravasi). Tutte queste parabole stanno a indicare non tanto la fine, quanto, invece, il fine. E’ lo stesso concetto che troviamo in Mc 1,15, “Il tempo è compiuto, il regno è vicino, convertitevi e credete al Vangelo”. In questa breve espressione è indicato anche un ulteriore significato: il tempo dell’antico testamento, il tempo dell’attesa, è compiuto, è arrivato il Messia che predica il regno di Dio – vicino. E’ un invito a stare sempre preparati, perché nessuno conosce quando sarà il momento. E’ lo stesso invito della parabola delle cinque vergini sagge e delle cinque sciocche.
      Per la complessità dei temi, e tenendo presente l’intreccio dei piani storici (ben evidente nel libro di Daniele), non è facile comprendere se Gesù si stia riferendo alla storia nel suo svolgimento – ossia la prossima distruzione di Gerusalemme – o se stia parlando della fine del tempo.
      “Non passerà questa generazione senza che tutto ciò accada”. Si tratta della distruzione di Gerusalemme o della speranza della venuta finale come imminente … o della continua attesa di tutte le generazioni?” (Gianfranco Ravasi). Probabilmente tutti e due.
      Per ciò che riguarda il v. 36: “Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa …”, “come uomo Gesù ha ottenuto dal Padre la conoscenza di tutto ciò che interessa la sua missione, ma può avere ignorato certi punti del piano divino, come afferma formalmente” (Bibbia di Gerusalemme, nota pag 2036). Oppure, come dico io, non voleva indicare la data, perché se l’uomo la conoscesse, impazzirebbe.
      Proprio su questo argomento, era nata nei primi tre secoli della Chiesa, l’eresia subordinazionista iniziata con lo gnosticismo, la quale affermava che tra le ipostasi esistesse una gerarchia che subordina lo Spirito Santo al Figlio e il Figlio al Padre. Teofilo d’Alessandria fu il primo a condannarla. Fu poi dichiarata tale dal concilio di Nicea nel 325. Il concilio definì la homooùsia – la stessa sostanza del Padre e del Figlio, mentre lo Spirito Santo fu definito tale nel concilio di Costantinopoli I del 381.
      San Paolo scrisse le due lettere ai Tessalonicesi proprio perché gli abitanti di quella città avevano interpretato le affermazioni di Gesù alla lettera. Avevano smesso di lavorare, andavano di casa in casa a parlarne aumentando sempre più l’acme e l’agitazione.”Paolo li esorta a vivere con uno stile di vigilanza sobria e attiva (1 Tess 5,1-11) perché “i tempi e i momenti” del giudizio finale di Dio sono sottratti a ogni giudizio umano” (R. Fabris).
      Come vedi, il problema è aperto. Secondo me, ci sono davvero i due livelli storici di lettura, uno sul piano della contemporaneità di Gesù e l’altro che riguarda tutte le generazioni.
      I padri della Chiesa dei primi secoli raccomandavano di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo e, nel contempo, come se si avesse tutta la vita davanti.
      Ti ringrazio di queste domande così stimolanti. Ogni riflessione è utile a tutti. Rosalba

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