Il vangelo secondo Marcione. La recensione da “La Lettura” del Corriere della Sera (#391, 26 maggio 2019)

Il Gesù di Marcione sconfessava Mosé, di MARCO RIZZI.

Il vangelo di Marcione, a cura di Claudio Gianotto e Andrea Nicolotti, Einaudi 2019, Euro 30.

Estratto da La Lettura, allegato al Corriere della Sera, Domenica 26 maggio 2019, p. 27, articolo di Marco Rizzi

Esce, con l’originale greco a fronte, il Vangelo del famoso eretico che nel Secondo secolo contrappose il Dio cristiano misericordioso a quello punitivo dell’Antico Testamento. Fondò una Chiesa che durò fino a Costantino.

Possibile che un eretico sia stato decisivo perché il cristianesimo assumesse la forma con cui lo conosciamo ancora oggi? Nel caso di Marcione si può rispondere di sì, anche se le vicende che lo videro protagonista intorno alla metà del Secondo secolo dopo Cristo sono estremamente difficili da ricostruire. Disponiamo infatti soltanto delle notizie riferite dai suoi avversari, ovvero quegli autori cristiani che per oltre duecento anni polemizzarono contro di lui. Tra l’altro, solo una manciata di questi scritti è giunta a noi, mentre di molte altre opere del genere ci sono rimasti solo i titoli o frammenti sparsi, segno che l’azione e la teologia di Marcione dovevano avere scatenato un’aspra battaglia intellettuale, destinata a risolversi con la vittoria degli «ortodossi» solo dopo molto tempo (e dopo molto inchiostro).

Gli eventi decisivi della biografia di Marcione si svolsero in pochi anni a Roma, dove era giunto intorno al 140 d.C. dal Ponto, la regione dell’attuale Turchia che si affaccia sul Mar Nero.

Era stato un armatore marittimo di successo, con cospicui guadagni: i suoi primi contatti con la comunità cristiana di Roma furono segnati da una ingente donazione, secondo alcuni suoi detrattori pari all’astronomica cifra di 200 mila sesterzi. Sempre i suoi avversari insinuarono che Marcione volesse comprarsi l’elezione a vescovo della Chiesa romana; come che sia, nel 144 si consumò la rottura definitiva con i cristiani della capitale, che lo espulsero dalla comunità, dopo avergli restituito il denaro — sempre che la notizia sia vera. Marcione fondò una propria Chiesa, che restò in vita un paio di secoli, finché la politica ecclesiastica di Costantino ne determinò la scomparsa.

Ma quali erano le posizioni di Marcione per causare una crisi così profonda nel cristianesimo delle origini? Semplificando al massimo, si può dire che sostenesse una radicale differenza tra il Dio annunciato da Gesù e il Dio venerato dagli ebrei, descritto nell’Antico Testamento: il primo Padre buono e misericordioso, che agisce per salvare l’umanità, il secondo Giudice severo e implacabile, che ha imposto a Mosé una serie di norme — dalla circoncisione alle prescrizioni alimentari — impossibili da osservare nella loro interezza, cosicché ai suoi occhi era inevitabile la condanna dell’umanità.

Una simile concezione risultava inaccettabile alla maggioranza dei cristiani del Secondo secolo, impegnati a fondo per mostrare come le profezie contenute nell’Antico Testamento si fossero realizzate con la venuta del Figlio di Dio, Gesù. Inoltre, cancellando — per così dire — la Bibbia ebraica, e in particolare il libro della Genesi, i cristiani sarebbero rimasti privi di indicazioni circa l’origine del mondo, la condizione umana e la stessa figura di Dio, che per Marcione era totalmente «altro» ed estraneo alla creazione e alla storia, almeno sino alla comparsa di Gesù. Un punto, quest’ultimo, molto problematico nel mondo greco e romano, che considerava segno di autenticità l’antichità di una dottrina o di una religione.

Per elaborare le sue posizioni, Marcione si basava anzitutto sulle lettere di Paolo, che nel corso del Secondo secolo erano state raccolte in varie collezioni: quella di Marcione, da lui intitolata Apostolico, ne comprendeva dieci, corrispondenti all’attuale epistolario paolino con l’esclusione delle due indirizzate a Timoteo e di quella a Tito (le cosiddette lettere pastorali, considerate non autentiche dalla maggior parte degli studiosi moderni).

Da Paolo derivava l’opposizione tra la fede in Gesù e le opere della Legge mosaica. All’epistolario paolino si aggiungeva un racconto della vita di Gesù, che gli autori antichi chiamavano, polemicamente, Vangelo di Marcione. Per i suoi avversari, egli avrebbe manipolato il testo del Vangelo di Luca, eliminandone quei passaggi che potevano smentire le sue dottrine e aggiungendone altri che invece le confermassero. Marcione avrebbe così affermato di possedere il Vangelo «originario», mentre quelli in circolazione tra i cristiani sarebbero stati manipolati dagli ebrei, per impedire la diffusione del vero messaggio di Gesù (e di Paolo) sul Dio «altro». Difficile dire chi avesse ragione: ad esempio, per Marcione i sacerdoti dinanzi a Pilato sostennero che Gesù non solo sobillava il popolo per farsi re, bensì anche «aboliva la legge e i profeti»: accusa assente negli altri Vangeli, ma che, se vera, confermerebbe l’immagine di Gesù delineata da Marcione (vedi il grafico qui accanto).

La storia ha determinato non solo la sconfitta di Marcione e la scomparsa della sua Chiesa, ma anche la convinzione, per lungo tempo, che le cose fossero andate veramente come sostenuto dai suoi avversari. A partire dal Diciottesimo secolo, invece, gli storici hanno riconsiderato il quadro, arrivando a conclusioni opposte: anziché alterare l’opera per così dire «originale» e già ben definita di Luca, Marcione avrebbe avuto a disposizione uno dei numerosi racconti relativi a Gesù che circolavano in forma scritta nella prima metà del Secondo secolo e iniziavano allora ad avere il titolo di «vangelo». Si trattava di realtà fluide dal punto di vista testuale, che subivano modificazioni più o meno significative a seconda delle circostanze, dei luoghi e delle persone. In questa situazione, le idee di Marcione spinsero gli altri gruppi cristiani a dare forma definitiva a quattro di questi Vangeli considerati particolarmente autorevoli, che entrarono a far parte di quello che ora chiamiamo «Nuovo Testamento», in continuità con quello «Antico» ereditato dagli ebrei.

Gli storici hanno poi cercato di ricostruire, a partire dalle citazioni riportate dai suoi avversari, il racconto evangelico utilizzato da Marcione. Esso appare simile (ma non uguale!) a una peculiare versione del Vangelo di Luca trasmessa da un codice greco ora a Cambridge, a sua volta differente dal testo lucano più comune nell’antichità e giunto a noi. Quello di Marcione doveva essere più breve, con una diversa successione degli episodi; mancavano, tra gli altri, il racconto dell’infanzia di Gesù e quello della cacciata dei mercanti dal Tempio. Ovviamente, ogni ricostruzione risulta ipotetica e le differenze con il Vangelo di Luca sottili, spesso di poche o una sola parola. Ad esempio, in apertura del «Padre nostro», il Vangelo di Marcione invoca la venuta dello Spirito Santo, dove siamo abituati a leggere «sia santificato il tuo nome», cioè un invito rivolto agli uomini perché rendano a Dio il dovuto onore, secondo la tradizione ebraica (vedi grafico).

Claudio Gianotto e Andrea Nicolotti, collocando i frammenti direttamente attribuibili a Marcione all’interno del testo di Luca del codice di Cambridge, permettono ora di leggere una possibile ricostruzione dell’intero Vangelo di Marcione (Einaudi), che così tanta influenza ebbe sul cristianesimo primitivo, anche se generò conseguenze opposte a quelle auspicate dal suo propugnatore.