Pasqua 2020. Un augurio e una riflessione

Un augurio di una Santa Pasqua, con la traccia del vangelo che la Chiesa segue in quest’anno liturgico.

Nel racconto di Matteo – diversamente dagli altri vangeli sinottici – le donne che si recano al sepolcro dove qualche ora prima era stato deposto il corpo di Gesù di Nazaret, non portano con sé aromi o oli per compiere i riti funebri (cf. Mc 16,1; Lc 24,1). Vanno invece, si legge, a “vedere”, “osservare” (Mt 28,1; traduzione CEI: “visitare”) la tomba, forse perché, come già notava San Girolamo, quando arrivano al sepolcro è ancora un Sabato. Scrive un commentatore che ha studiato da vicino i riti della sepoltura giudaica al tempo di Gesù, Craig A. Evans: «se l’intento delle donne è quello di piangere privatamente (come la Legge giudaica e i costumi permettevano) e, ancora più importante, prendere nota della precisa collocazione della tomba di Gesù (per poter poi raccogliere più avanti i suoi resti e, se possibile, riporli nella tomba di famiglia), abbiamo qui un racconto conforme agli usi giudaici».

Chi entrava in un sepolcro durante una sepoltura, infatti, come si legge anche in un’antica testimonianza rabbinica, poneva anche un segnale su un cadavere (in genere, un nastrino colorato), per poterlo poi riconoscere dopo la sua decomposizione (soprattutto se era deposto in un luogo insieme ad altri corpi), e compiere la pia pratica dell’ossilegium (la raccolta delle ossa, o “sepoltura secondaria”). Le donne del vangelo di Matteo, insomma, sono preoccupate di poter pietosamente onorare un morto.

Quanto stride la differenza con l’attualità: la Pasqua 2020 ci raggiunge mentre sono sotto gli occhi di tutti le fosse comuni di quei poveri che a New York non hanno nemmeno la dignità di un nome che faccia riconoscere i loro corpi; la Pasqua 2020 ci raggiunge mentre molti familiari non possono nemmeno dare l’estremo saluto ai cari che sono scomparsi improvvisamente per il Covid-19; questa Pasqua ci raggiunge quando nemmeno una celebrazione di una Messa esequiale può dare il conforto della preghiera di una comunità, raccolta attorno a chi soffre per la perdita di un coniuge, di un genitore, di un figlio, di un amico… Per tanti ora è impossibile quello le donne volevano compiere per onorare il corpo di Gesù.

Ma in queste storie tristi qualcosa ci conforta. Il racconto della tomba vuota e delle donne che vanno al sepolcro è credibile perché in fondo dice che chi va a quella tomba non si aspettava alcuna risurrezione. È un evento totalmente inatteso, insperato dopo la tragedia della passione e dopo tutto il male e il dolore a cui i discepoli del Signore, e la madre sua, hanno assistito. Serve proprio un terremoto, e qualcuno, un inviato di Dio, un angelo (come quello di cui parla l’evangelista Matteo in 28,2), che apra la tomba e spieghi quanto accaduto, e a cui nessuno ancora poteva credere.

È l’annuncio di Pasqua – dentro le nostre sofferenze di oggi e di sempre –: «Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto» (Mt 28,6). Finalmente, le donne possono entrare nella tomba («Venite, guardate il luogo dove era stato deposto»; Mt 28,6), e “vedere”, “osservare” qualcosa mai accaduto prima: lì, in quel luogo di morte, non c’è alcun corpo. Il Risorto raggiungerà le sue discepole più avanti, vivo. Così come raggiungerà tutti, dopo: i vivi, e i morti che piangiamo in questo tempo di pandemia.

Giulio Michelini