“La storia della salvezza? Un percorso di migrazioni”. Da Abramo a San Paolo: la Parola di Dio intreccia l’umanità. Un articolo sull’Avvenire del 2 Settembre 2017

Rappresentazione della "fuga in Egitto" (cf. Mt 1,13-18)

Il popolo d’Israele è itinerante, le leggi giudaiche garantiscono l’ospite e gli estendono la prescrizione del Sabato, nella linea genealogica di Gesù la presenza di Rut la Moabita indica l’inclusione di chi non fa parte della comunità, la stessa Pentecoste è un trasparente invito a superare i confini del proprio popolo. Un messaggio coerente, che oggi parla alla nostra storia

La “storia della salvezza” inizia come fenomeno migratorio, dentro una migrazione e con un popolo migrante. Abramo e Sara con tutto il loro clan escono, infatti, non solo dalla loro terra di origine, Carran (Gen 12,1-9), ma anche quando arrivano nella Terra della promessa sono nuovamente costretti ad abbandonarla e a migrare a causa di una carestia (Gen 12,10-20). In tutti questi movimenti, Dio non abbandona le famiglie migranti, che pure sono sottoposte a pericoli e rischi gravi come quello di perdere anche la vita (cfr. Gen 12,12). A causa di un’altra carestia, poi, tutti i figli di Israele devono chiedere ospitalità all’Egitto (Gen 41,56-57) e sono costretti a rimanervi per quattrocento anni, fino a quando, per la dura oppressione del regime di un faraone, gli Ebrei potranno con Mosè tornare proprio là da dove erano venuti.

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