Dalla Pasqua ebraica alla Pasqua di Gesù. Un commento di rav. A. Skorka dall’Osservatore Romano

L’identità del popolo ebraico è definita da tutto ciò che è accaduto ai nostri antenati in Egitto: il processo della loro liberazione da parte di Dio, il loro peregrinare nel deserto e la rivelazione e la consegna della Torah sul Sinai.

Tali eventi vengono evocati nelle preghiere quotidiane dell’ebraismo, poiché racchiudono il cuore d’Israele.

La priorità della libertà, la dignità dell’individuo e la spiritualità della cultura ebraica sono fortemente radicate nella celebrazione del “passare oltre”, che in lingua ebraica è detto Pesach.

Il testo biblico stesso prescrive ai discendenti dei figli d’Israele di ricreare ogni anno la cena consumata dai loro antenati in Egitto la vigilia della loro liberazione. Proprio come in quella notte di trentatré secoli fa, anche oggi sulla mensa pasquale si trovano pane azzimo ed erbe amare. I genitori trasmettono ai propri figli questa storia e il suo insegnamento morale sulla dignità umana, che ogni individuo deve promuovere e sostenere.

L’Haggadah, ovvero il testo che serve da guida per la trasmissione del racconto di Pesach, fa riferimento a molti altri momenti distintivi della storia del popolo ebraico. L’ultimo di questi, che va ricordato nel Seder, l’ordine della cena pasquale, è la rivolta del Ghetto di Varsavia, avvenuta la vigilia di Pesah del 1943. Fu la prima sollevazione contro i nazisti nelle città da loro occupate.

Malgrado tutte le tragedie e il dolore, il passato illumina il presente, e la percezione della presenza liberatrice del Creatore viene rinnovata a partire da tanto tempo fa.

L’Ultima Cena di Gesù potrebbe essere stata un Seder della Pasqua ebraica. Quell’ultimo pasto è stato poi celebrato nella Chiesa come Eucaristia. Tra i primi cristiani era molto presente un profondo senso di Pesach e dei suoi simboli, come quando Paolo ammonisce i gentili di Corinto a non peccare, dicendo: «Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!» (1 Corinzi 5, 7-8).

La celebrazione cristiana della Pasqua, proprio come il Pesach ebraico, è diventata il cuore che caratterizza il cristianesimo. Il comune denominatore delle due festività, al di là delle divergenze tra le nostre tradizioni, è la convinzione condivisa che Dio può vincere, e vincerà, le forze dell’oppressione e della morte e aprirà cammini verso la libertà e la nuova vita.

Il messaggio pasquale è stato l’inizio d’Israele come popolo. La Pasqua è stato l’inizio del cristianesimo come fede di molte persone nel mondo. Il punto finale per entrambi è la compimento della visione di Isaia (2, 4), quando Dio realizzerà la fine dei tempi e sperimenteremo tutti la vita, la vita in abbondanza.

Che queste riflessioni siano un sincero augurio a tutti coloro che celebrano la Pasqua da parte di coloro che celebrano Pesach.

Abraham Skorka
Institute for Jewish-Catholic Relations, Saint Joseph’s University, Philadelphia, pa