Una Par(ab)ola difficile. Commento al Vangelo della XXV domenica del T.O., a cura di Giulio Michelini (Testo e video da TV2000)

(Lc 16,1-13) In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Una par(ab)ola difficile

L’interpretazione della parabola dell’amministratore disonesto «ha generato una sproporzionata quantità di discussioni specialistiche. Anche se l’idea fondamentale che viene espressa in realtà non è particolarmente complicata, il difficile sta nel far combaciare tutti i dettagli. Dal confronto con gli altri sinottici non ci viene nessun aiuto, poiché in questa parte non c’è niente che abbia un parallelo, a eccezione del detto finale» (Johnson).

Abbiamo messo subito le carte in tavola, per dire che in questa domenica abbiamo a che fare con un vangelo particolarmente difficile da interpretare. Uno dei problemi è il seguente: Gesù sta forse lodando la scaltrezza dell’amministratore, approvando così il suo comportamento immorale?

Leggere la Bibbia. Cogliamo l’occasione per dire – se non ce ne eravamo accorti – che leggere la Bibbia è tutt’altro che semplice. Spesse volte invece, molti si avvicinano con faciloneria al testo sacro. A riguardo di passi difficili (come quello di oggi) pensano, ad esempio, che ogni frase della Bibbia possegga un solo e ben preciso significato, e che tutti i migliori esperti di studi biblici siano concordi, lo riconoscano e lo affermino; anzi: la Chiesa lo insegnerebbe con infallibile certezza. Non è così. Scriveva Carlo Buzzetti, in un volume pubblicato dall’Ufficio Catechistico Nazionale della CEI, che «gli studiosi della Bibbia, anche quelli molto competenti e molto ortodossi [cioè: cattolici], spesso non si trovano in perfetto accordo tra di loro (ma, al contrario, sostengono interpretazioni diverse). Inoltre, per la grande maggioranza delle pagine della Bibbia non esiste “l’interpretazione ufficiale della Chiesa”. A volte esistono orientamenti, che rimangono soltanto tali. Quindi, di fronte a opinioni diverse non abbiamo facili strumenti per risolvere le difficoltà facendo ricorso a una autorità».

Studiare la Bibbia. Queste osservazioni ci invitano ad una grande umiltà e ci fanno cogliere l’importanza dell’accostamento scientifico alla Bibbia, di cui, «anche se potrà sembrare talvolta un’operazione arida o anche profana, a lunga distanza se ne apprezzeranno i molti vantaggi e servizi. Questo sarà uno studio che risparmierà o aiuterà a superare molte delle perplessità di tipo storico, letterario e teologico che chi legge la Bibbia solo in chiave religiosa si porta dentro, spesso per il timore di esternarle nel suo gruppo, che non prevede molto spazio per esse» (Ufficio Catechistico Nazionale CEI, Incontro alla Bibbia). Cosa accade invece se si legge la Parola di Dio in modo “approssimativo”? Il rischio è quello di anteporre un supposto senso spirituale (“cosa dice la Parola a me”) al senso letterale (“cosa dice la Parola in se”). Invece, solo dopo aver capito il messaggio che l’autore sacro voleva dare è possibile scoprire il significato per me. Anzi, il “per me” non può mai mancare: se lo studio biblico non ha una qualche applicazione alla mia vita, allora non è servito a nulla.

Torniamo al nostro vangelo, e tralasciando molte questioni scegliamo tre chiavi diverse per entrarci, consultando alcuni commentari recenti ed accettando la diversità delle loro prospettive.

Secondo Bruno Maggioni (Le parabole evangeliche), il messaggio del brano è la scaltrezza: «il parabolista vuole che ci si lasci impressionare dalla prontezza e dalla furbizia con cui il fattore cerca – senza un attimo di esitazione – di mettere al sicuro il proprio avvenire. Appena si accorge che il suo futuro è in pericolo, il fattore si mostra astuto, voltando a proprio vantaggio la difficile situazione in cui è venuto a trovarsi. Ebbene, il cristiano non dovrebbe essere altrettanto pronto, scaltro e risoluto nell’assicurarsi nel tempo presente il regno di Dio?».

Un’interpretazione simile è quella di Joseph Fitzmyer (The Gospel According to Luke): il significato della parabola è quello di prendere a modello l’amministratore non per la sua disonestà, ma per la sua prudenza. Anche i credenti in Cristo, come l’amministratore, sono in un periodo di crisi, e devono saggiamente amministrare i beni ricevuti dal loro Padrone.

Diversamente si pone Roland Meynet (Il Vangelo secondo Luca. Analisi retorica), che trova la chiave per entrare nella parabola nel perdono: «Quale che sia la maniera di comprendere il comportamento dell’amministratore di fronte ai debitori del padrone, si deve comunque notare che egli rimette loro una parte notevole dei loro debiti (vv. 5-7). Forse si limita a ristabilire la giustizia rinunciando a un margine, esagerato o meno, del suo profitto. Forse intende mettere il padrone alle strette. (…) Comunque sia, l’amministratore ha trovato il punto debole del padrone. Giocando sulla misericordia verso gli uomini, egli si attira la lode del Signore, e forse, il suo perdono. Ecco dunque ciò che il discepolo saggio deve capire: non c’è nulla da perdere, anzi c’è tutto da guadagnare nel rimettere ai suoi fratelli, debitori come lui, i loro debiti».

Tre visioni complementari, e se ne potrebbero citare molte di più, a dirci che la Parola di Dio è di una ricchezza inesauribile, ci supera sempre e ci chiede di rispettarla. Ma concludiamo con un dettaglio importante.

Mammona. La frase finale, al v. 13, recita: «Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». Cos’è mamonas? La ricchezza non è condannata nella Bibbia, ma quando essa diventa motivo di sicurezza – un tesoro su cui poter contare – allora rappresenta un pericolo. Può trasformarsi, infatti, in mammona, ovvero nella personificazione del denaro. Poiché però questa parola forse deriva dal verbo ebraico ’āman, «fidarsi», «credere», ecco allora che Gesù sta dicendo che non solo il denaro, ma tutto ciò in cui si ripone la fiducia può essere concorrenziale a Dio: il denaro, e ogni altra sicurezza. Queste cose mostrano presto la loro fallacia, perché sono destinate a consumarsi.