La parabola del Ricco e del povero Lazzaro nell’arte (Lc. 16,19-31): un commento di Micaela Soranzo

La parabola del ricco e del povero Lazzaro è riportata solo nel Vangelo di Luca (16,19-31) e racchiude un riferimento al Giudizio finale, pertanto soprattutto l’arte romanica ha fatto proprio questo tema su capitelli e bassorilievi delle cattedrali.

La parabola ha una particolare caratteristica: il povero è l’unico personaggio di una parabola di Gesù ad avere un nome, Lazzaro, che significa “Dio aiuta”.

1. Evangeliario di Echternach (VIII sec)

Tra le prime raffigurazioni vi è una miniatura dell’Evangeliario di Echternach (VIII sec.), dove tutta la storia è narrata dettagliatamente. Nel registro superiore si vede Lazzaro alla porta dell’uomo ricco; in quello centrale l’anima di Lazzaro è trasportata in Paradiso da due angeli e poi è nel seno di Abramo; infine, nel registro inferiore, si vede l’anima del ricco trasportata da due diavoli all’Inferno e le torture subite.

L’illustrazione più completa e interessante, però, è quella che compare nel portico della cattedrale di Saint-Pierre a Moissac (XII sec.).

2. cattedrale di St.Pierre, Moissac (XII sec

Infatti, sui muri a fianco del portale con il Giudizio si fronteggiano due composizioni: da un lato la salvezza è annunciata da temi evangelici legati a Cristo e alla Vergine, come l’Annunciazione, la Visitazione, l’Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio e la Fuga in Egitto, e dall’altro lato sono poste a confronto le sorti degli eletti e dei dannati mediante la parabola di Lazzaro e del ricco, ampiamente sviluppata e completata da scene infernali. Nel registro superiore del bassorilievo il ‘ricco epulone’, molto grasso e lussuosamente vestito, è a tavola insieme alla moglie, mentre un servo attinge del vino da una giara e gliela porge. Ai piedi della tavola c’è Lazzaro coperto di piaghe, che si preme il petto in segno di dolore. Due cani gli leccano le ferite, mentre un angelo accoglie la sua anima e la porta in Paradiso. A sinistra di questo primo quadro un patriarca barbuto, seduto su un trono, stringe a sé un bambino in fasce: è Abramo che accoglie nel suo seno Lazzaro. Accanto a lui c’è l’evangelista Luca, che tiene nella mano destra un rotolo aperto e con la sinistra lo indica. Nel registro inferiore è raffigurata la morte del ricco con mostruosi esseri che vengono a prenderlo per portarlo all’Inferno e a fianco vi sono immagini di torture provocate dai demoni. L’effetto è sconvolgente e una simile composizione era fortemente significativa per il fedele  abituato a decifrare tali simbolismi.

In altri edifici romanici la parabola è narrata in modo più succinto: in un capitello della basilica di Vézelay, ad esempio, la punizione del ricco è offerta alla meditazione dei fedeli con l’immagine di due demoni alati e ghignanti che vengono a strappare al cadavere, disteso sul letto, l’anima rappresentata, come sempre, da un bambino.

Un’altra raffigurazione si trova nel Giudizio universale (XV sec.) della chiesa di Santo Stefano a Soleto (LE): vi è il ricco che si porta la mano alla bocca chiedendo acqua e un angelo che spinge all’Inferno le anime dannate; rappresentati, invece, come se fossero all’interno delle mura della Gerusalemme celeste, vi sono i patriarchi Giacobbe, Isacco e Abramo, che regge in grembo l’anima di Lazzaro la cui testa è cinta da una corona di rose.

3. Jacopo da Bassano (1554) Museum of Art, Cleveland

Pur non avendo avuto una grande diffusione nei secoli successivi, durante il XVI e XVII sec. questo tema è stato affrontato anche da artisti come Jacopo da Bassano e

4. Domenico Fetti (1628)

Domenico Fetti, che hanno colto l’occasione per illustrare scene di genere, con estrema dovizia di particolari nella raffigurazione del banchetto e della preparazione dei cibi. L’iconografia di base, però, è sempre la stessa: Lazzaro è un mendicante  paralizzato, afflitto da una malattia della pelle, che chiede l’elemosina sulla strada davanti al portone del palazzo del ricco. I cani che gli leccano le piaghe sono randagi che gironzolano per la strada: da essi il povero paralitico, malato e mezzo nudo, non può neppure difendersi. Antonio Bresciani, in un quadro per l’altare della chiesa di San Lazzaro a Piacenza, evidenzia bene le contraddizioni tra i due stili di vita e il diverso atteggiamento di Dio nei confronti dei due personaggi. Infatti, sullo sfondo il ricco e i suoi commensali banchettano noncuranti del mendicante Lazzaro,  che è posto in primo piano sulle scale, rappresentato in tutta la sua miseria e infermità, affiancato dal bastone e dai caratteristici cani che gli leccano le piaghe. Solo Lazzaro, con il suo sguardo rivolto verso l’alto, gode di una brillante luce che lo evidenzia ed è incorniciato da due bellissimi angeli che cercano di farsi carico del suo corpo per portarlo in Paradiso.

6. Chiesa di St (1). Clemens, Trittenheim (1922)

Risalgono ai primi anni del ‘900 le vetrate della chiesa parrocchiale di St.Clemens a Trittenheim, in Germania, che raffigurano le Beatitudini di Matteo mediante episodi tratti dai Vangeli. Pertanto per illustrare i ‘Beati i poveri in spirito’, è stata scelta proprio questa parabola, qui rappresentata con tutti i dettagli del racconto evangelico: a sinistra si vede il banchetto con il povero a cui i cani leccano le ferite, e a destra la diversa sorte dei due protagonisti dopo la morte.

7. James B (1). Jankgnegt (2011)

L’arte contemporanea non si è interessata a questo tema, ma molto particolare è l’interpretazione che ne fa James B. Jankgnegt nel 2011: un barbone, come quelli che si possono incontrare nelle nostre città, è accovacciato sotto la tavola riccamente imbandita di un grasso signore, con accanto due cani, di cui uno tenta di prendere qualcosa da mangiare. Due settori circolari, ai poli opposti della tela, ci mostrano le diverse sorti: uno azzurro con il volto di Lazzaro e Abramo e l’altro rosso con il volto del ricco; sono gli stessi colori a indicare le diverse sorti, il Paradiso e l’Inferno.