Il vangelo di Pentecoste – Commento e video da TV2000 a cura di Giulio Michelini (Gv 14,15-16.23b-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

 

L’altro Consolatore

Il Paraclito. Le parole di Gesù di questa pagina introducono il primo dei cinque annunci del Paraclito (gli altri in Gv 14,26; 15,26; 16,7-11; 16,12-15). Il termine Parákletos ricorre solo nella letteratura giovannea (nel Quarto vangelo e in 1Gv 2,1) e significava nel linguaggio del tempo “colui che è chiamato accanto” per dare aiuto, specialmente in caso di giudizio: è un avvocato. Ma qui Gesù parla di “un altro” avvocato: e quindi il primo di cui parla è se stesso. Tale interpretazione è evidente se si legge il versetto della Prima lettera di Giovanni in cui ricorre il termine: «Figli miei, queste cose scrivo a voi perché non pecchiate. Ma se qualcuno pecca, un Parákletos abbiamo presso il Padre: Gesù Cristo il giusto» (1Gv 2,1). Anche lo Spirito di Gesù può essere chiamato accanto – come Gesù lo è stato con la sua gente (l’Emmanuele) – e soprattutto quando Gesù non ci sarà più.

Come potrebbe la Chiesa vivere senza lo Spirito del Risorto? Se Gesù non avesse promesso e donato lo Spirito, la comunità dei credenti sarebbe una qualsiasi comunità umana impegnata a conservare la memoria di un avvenimento o di una persona. Anche Mosè aveva lasciato come ricordo al popolo il suo bastone, quello con il quale aveva tracciato una strada attraverso il mar Rosso: aprendo il reliquiario che era l’arca (cf. Eb 9,4), si poteva ritornare con la mente a quei giorni. Elia aveva lasciato ad Eliseo il suo mantello come consegna di una continuità profetica, e, ancora di più, come segno del suo spirito: «Elia disse ad Eliseo: Chiedi ciò che vuoi che faccia per te prima che sia sottratto a te. Eliseo rispose: Passino a me i due terzi del tuo spirito» (2Re 2,9). Il mantello che cade ad Elia quando questi viene assunto in cielo, e che Eliseo raccoglie, dice che la preghiera del discepolo è stata esaudita.

Lo Spirito Santo è come il mantello che copriva il Messia d’Israele, e che è rimasto ai suoi discepoli, i cristiani. Non lo possiamo conservare così come si conservano i ricordi di una persona scomparsa in un cassetto o le sue fotografie in un album, o così come veniva custodita la verga di Mosè nell’arca. Lo Spirito di Gesù è come il vento che muove la Chiesa e invece di lasciarsi imbrigliare, la scompiglia e la conduce. Questo Spirito è necessario per il nostro vivere.

Lo Spirito per l’eucaristia. Come potrebbero il pane e il vino essere il corpo e il sangue di Cristo, senza il suo Spirito invocato? Come capiremmo le parole di Gesù, e come potremmo metterle in pratica? Chi ci garantirebbe di essere sulla strada giusta duemila anni dopo la nascita dell’esperienza cristiana? L’altro Consolatore, lo Spirito Santo, sia continuamente “chiamato accanto” perché non ci perdiamo, e perché ci mostri, anche oggi, il volto vivo del Risorto.