• 2 Febbraio 2023 15:49

La parte buona

CHE ASCOLTA E METTE IN PRATICA LA PAROLA DI DIO

Commento al Vangelo della Seconda domenica di Avvento (Mt 3,1-12), a cura di Giulio Michelini

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

 

Di Giovanni parlano non solo i vangeli, ma anche gli storici, come l’ebreo Giuseppe Flavio, il quale lo descrive come un «uomo buono, che esortava i giudei a condurre una vita virtuosa e a praticare la giustizia vicendevole e la pietà verso Dio, invitandoli ad accostarsi insieme al battesimo».

Il “veniente” che Giovanni immagina non sarà affatto il Messia Gesù di Nazaret: il Battista lo aveva immaginato come un giudice spietato, che sarebbe venuto non a salvare, ma a regolare i conti proponendo la soluzione più facile per rimediare al dilagare del peccato: la morte del peccatore. Gesù non eserciterà mai in tal modo il suo ruolo messianico, e se riprenderà alcune parole del Battista, come quella sulla conversione (cf. Mt 4,17: «Convertitevi»), dirà di essere venuto non per la rovina, ma per la salvezza dei peccatori.

Nonostante l’errore di prospettiva, dalle parole del Battista si coglie un urgente appello alla conversione, caratteristico del tempo di Avvento. La parola greca usata per esprimere tale annuncio è metánoia, che alla lettera potremmo scomporre in due concetti, “oltre” (meta) la “mente” (nous), per dire un “cambiamento di parere”. Soprattutto Gesù, più che il Battista (il quale invitava a una revisione dei costumi e alla correzione delle ingiustizie), chiederà una conversione del modo di pensare per accogliere il regno e la sua novità.

Il Battista si trova in una condizione alquanto anomala, che doveva suscitare stupore: nonostante fosse figlio di un sacerdote (cf. Lc 1), vive nel deserto della Giudea.

Questo elemento deve aver impressionato la memoria dei suoi contemporanei, ed è rimasto nel racconto di Luca, e cioè il fatto che Giovanni deve essersi staccato dalla “professione” del padre: «il figlio unico di un sacerdote di Gerusalemme aveva infatti l’obbligo solenne di subentrare al padre nella sua funzione e di garantire, mediante un matrimonio e dei figli, la continuità della propria stirpe sacerdotale. Se questa era la reale situazione storica, a un certo punto Giovanni deve aver voltato le spalle e deve aver scandalosamente – per occhi giudei – rifiutato il suo obbligo di essere sacerdote sulle orme del padre». Da questo gesto clamoroso parte la storia del Giovanni che conosciamo, e che il vangelo di Matteo ci presenta oggi.

Il Battista deve essere andato volutamente vicino al luogo da cui era salito al cielo Elia, il profeta del fuoco che aveva tentato di riportare Israele a Dio, il cui ritorno avrebbe preceduto il Messia. Forse per questa ragione Giovanni veste come Elia (2Re 1,8), ma poiché la sua dieta era basata sulle regole di purità giudaiche, essendo le locuste insetti di cui ci si può nutrire (Lv 11,22), ed essendo il miele delle api altrettanto kosher (a meno che qui non si intendessero altri alimenti, come ad es. carrube e datteri), è però possibile che il Precursore avesse anche altre preoccupazioni. Poiché l’impurità impediva di accostarsi a Dio, Giovanni non compie solo gesti ascetici, ma evita di vestirsi di tessuti toccati da donne o di mangiare cibi toccati da altri, per paura di contaminarsi.

Anche se il Battista non ha visto con chiarezza il volto del Messia, ha vissuto coerentemente fino in fondo la sua attesa, nel deserto e vicino al Giordano, dove battezzava. Il tempo di Avvento è un’occasione da non sprecare e per stare, anche oggi, nel nostro deserto, rientrando in noi stessi, cambiando mentalità e vita, per aprirci a Colui che deve venire.

Le parole pronunciate da Giovanni, poi, soprattutto oggi sono attuali, non solo perché annunciano la conversione per il perdono dai peccati, ma anche perché sono confermate e rese credibili da una vita autentica: il Battista vive in modo essenziale, e senza alcuna forma di narcisismo è tutto proteso verso chi lui non conosce ancora, ma che già riconosce come più forte di lui.

Dal Battista impariamo anche noi a non guardare tanto a noi stessi, ma ad aprirci agli altri e all’Altro, e soprattutto impariamo a cercare, magari anche lì dove viviamo, un nostro piccolo “deserto” dove non risuoni solo la nostra voce, ma quella dell’unica Parola che salva.