Commento al vangelo della Prima domenica di Quaresima (Mt 4,1-11), a cura di Giulio Michelini ofm

Il deserto della Giudea

(Mt 4,1-11) – Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». 5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». 7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». 8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». 11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

 

La scena della prova di Gesù può essere suddivisa in tre parti, incorniciate da un’introduzione e una conclusione. In 4,1 si presentano gli attori del dramma (Gesù, lo Spirito, il diavolo) e il luogo della prima tentazione (il deserto); sono descritte poi la prima prova (4,2-4), la seconda (4,5-7) e l’ultima (4,8-10). In 4,11 si descrive la partenza del diavolo e l’arrivo degli angeli. Ogni prova comporta: 1) l’identificazione di un luogo; 2) la provocazione del tentatore, che nelle due prime prove si apre sempre con la formula: «se sei Figlio di Dio»: 3) la risposta di Gesù con frasi tratte dalla versione greca della Bibbia e la formula: «è scritto…». Dopo la citazione scritturistica fornita da Gesù in risposta alla prima tentazione, anche il diavolo si esercita, per la seconda prova, nel riprendere testi dalla Bibbia.

La prova non è un incidente di percorso: non solo è permessa, ma voluta, perché è lo Spirito che conduce Gesù in un luogo deserto.

I. KRAMSKOJ, Gesù tentato, olio su tela 1872, Galleria Tret’Yekov, Mosca

L’ordine dei luoghi in cui avvengono le tentazioni è caratteristico di Matteo: in Luca la seconda e la terza prova sono invertite. Il diavolo porta Gesù da un luogo non affollato, il deserto, a un luogo più elevato e centrale, Gerusalemme, addirittura nel santuario, e poi in un luogo ancora più alto, idealmente fuori dalla terra d’Israele, dal quale può vedere tutti i regni del mondo. Proprio a causa di questi spostamenti geografici, non è possibile sostenere che le tentazioni di Gesù sono come quelle di Israele nel deserto: questo luogo è lo spazio della prima prova, ma non delle successive (e allora non è preciso dire, come la nota della Bibbia di Gerusalemme a Mt 4,1ss., che lì «vi incontra tre tentazioni»). È vero però, d’altra parte, che tutte le parole che Gesù pronuncia in questa scena sono tratte dall’ultimo libro della Torà, ambientato proprio nel deserto (cfr. Dt 1,1). Ma proprio nel Deuteronomio la prospettiva dell’autore sacro non si limita al deserto, ma si eleva fino ad abbracciare già la terra d’Israele (cfr. Dt 8,6-20) con le sue future tentazioni, e addirittura anche l’esilio, con tutte le nazioni tra le quali il Signore disperderà Israele (cfr. Dt 30,1).

Diverse spiegazioni sono state fornite per le prove di Gesù. Da un punto di vista antropologico esse riguarderebbero la fragilità della condizione umana, per cui Gesù, solidale con gli uomini, resisterebbe alla gola, alla vanagloria, all’avidità e ristabilirebbe l’Adamo caduto (interpretazione antica). Forse secondo questa visuale si può comprendere anche la sottolineatura matteana sul digiuno: mentre Marco e Luca non si soffermano su questo aspetto (Lc 4,2: Gesù «non mangiò nulla»), il primo vangelo dice che Gesù seguì questa pratica giudaica, che verrà successivamente spiegata in Mt 6,16-18 e 9,14-15. Da un punto di vista cristologico le prove invece avrebbero a che fare con la figliolanza divina di Gesù, che egli non vuole vivere secondo una concezione politica e opportunistica. Per la tradizione giudaica, esse si riferirebbero all’adesione di Gesù alla professione di fede ebraica dello Shema’ di Dt 6. Da un punto di vista tipologico, infine, esse riproporrebbero le stesse prove subite da Israele, per cui Gesù con le tentazioni ripercorrerebbe per conto proprio l’itinerario di Israele dall’Egitto alla terra. Alcuni si orientano nel scegliere una sola pista; probabilmente, invece, per il fatto che il brano, per la sua forte simbologia, è ricco e aperto a una semiosi molteplice e si lascia interpretare in molti modi: diverse tracce di lettura sono accettabili e non si contraddicono.

Nella prova di Gesù ci siamo tutti noi, e tutte le sue prove – quelle dell’inizio del suo ministero, e quelle che arriveranno poi, fino al Calvario – ci dicono che con l’aiuto dello Spirito, che non ci risparmia la lotta, le prove possono essere vinte.

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