Lectio del Prof. Alberto Valentini sull’annunciazione (Lc 1,26-38). Audio, video e testo da scaricare

“Annunciazione Incarnazione”, 2011. Tempera acrilica su stampa su tela. Collezione Università del Sacro Cuore Milano (Vedi sotto per un commento all'immagine).

La lectio del prof. Alberto Valentini in formato pdf e word:

Alberto Valentini – L’annuncio a Maria

Alberto Valentini – L’annuncio a Maria

Venerdì 30 novembre 2018, alle ore 19.30, a Perugia, presso il Convento di Monteripido, con il Prof. Alberto Valentini è proseguita la lettura del Vangelo di Luca, con una Lectio sul vangelo dell’infanzia di Gesù, a commento della pagina dell’annunciazione (Lc 1,26-38).

AUDIO e VIDEO dell’incontro Scarica MP3

Per l’approfondimento e lo studio personale alleghiamo:

Sussidio per la lectio su Luca 1, 26-38, Valentini, 30 11 2018

degli estratti tratti dai libri:

Giulio Michelini – Gilberto Gillini – Mariateresa Zattoni, I vangeli dell’infanzia di Gesù – Lettura esegetica e relazionale familiare, Edizioni San Paolo s.r.l. 2016

 L’annunciazione a Maria (Michelini – Gillini – Zattoni)

Frédéric Manns, Beata Colei che ha creduto – Maria, una donna ebrea, Edizioni Terra Santa 2009

L’annuncio a Maria (Frédéric Manns)

 

Commento di Micaela Soranzo in pdf  Beato Angelico e l’Annunciazione 

Per l’approfondimento dell’annunciazione nell’arte è stato postato un apposito articolo

 

Un’altra rappresentazione dell’Annunciazione: “Annunciazione Incarnazione” di Riccardo Paracchini (2011)

“Annunciazione Incarnazione”, 2011.
Tempera acrilica su stampa su tela. Collezione Università del Sacro Cuore Milano (Vedi sotto per un commento all’immagine).

La scena dell’Annunciazione è stata certamente un tema di speciale affezione per la tradizione iconografica. L’artista, il suo meglio, lo dà come spirito sensibile alla potenza dell’immaginazione che ricrea l’evento.

Non è l’esegesi del testo, né la teologia del mistero, la funzione più alta della sua riflessione creativa (anche se, più spesso di quanto non si creda, l’artista dedito all’impresa di restituire l’enigma del sacro si fa scrupolo di frequentare le giuste letture e i giusti pensieri). Quando questo accade, e lo scavo nella materia espressiva dell’arte è autentico, nella restituzione dell’evento sacro si aprono punti di forza che provocano attenzioni e ripensamenti emozionanti nella stessa lettura esegetica e teologica del testo.

Nei casi migliori, si produce addirittura una circolarità virtuosa: l’immaginazione artistica riapre stimoli vitali nella lettura convenzionale, teologica o devota, del testo; allo stesso modo che la riscoperta di qualche più penetrante esegesi del testo, stimola la vitalità della restituzione artistica a uscire dall’inerzia del manierismo iconico.

La stanza, il luogo chiuso dell’Annunciazione che simboleggia il grembo dell’incarnazione, che si lascia commutare nel più aperto e ampio ingresso-giardino della casa della nuova creazione e della nostra ammissione all’ospitalità di Dio, aperta alla generazione del Figlio. Il letto stesso, con il suo evidente simbolismo nuziale, che a volte c’è e non c’è allo stesso tempo (Leonardo). E talvolta c’è soltanto quello.

Nella rilettura recente del pittore Riccardo Paracchini (2011) la ragazza è intercettata dall’angelo invisibile (solo le ali si lasciano vedere, ma come fossero ali della Donna) prima che si corichi. Ancora seduta sul letto viene avvolta dal suo passaggio in cui si compie la trasformazione. Insomma, c’è da ragionare anche per teologi ed esegeti. In ogni caso, con frutto per entrambi. L’immaginazione dell’arte forza la simbolicità del dettaglio e oltrepassa la linearità del concetto. Ma porta allo sguardo piegature del testo ed e del senso dell’esperienza di rivelazione che non sono accessibili in altro modo. E che il concetto, da solo, finisce per semplificare o per sciogliere, con secca perdita delle suggestioni stesse offerte dal racconto sacro e dall’esperienza umana dell’evento. Per non perdere di vista il Mistero cristiano, in cui lo Spirito abita le forme e le forze del sensibile umano, in modo che è possibile solo a Dio, è bene che l’arte e la teologia, senza confondere i loro doni spirituali, non si perdano di vista.

Pierangelo Sequeri, Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II (testo estratto da Luoghi dell’infinito 212, dicembre 2016)

 

2 Comments on "Lectio del Prof. Alberto Valentini sull’annunciazione (Lc 1,26-38). Audio, video e testo da scaricare"

  1. LaParteBuona | Dic 8, 2018 at 4:44 pm | Rispondi

    “……Vi chiedo qual è il motivo per cui i Vangeli che narrano l’infanzia di Gesù, cioè di Matteo e di Luca, siano così diversi fra loro, non solo nella narrazione, ma anche negli avvenimenti. Grazie, attendo risposta. Gaetano “

    • LaParteBuona | Dic 8, 2018 at 4:44 pm | Rispondi

      Caro Gaetano, grazie di questa domanda. E’ stata posta da più persone, e attraverso te, rispondo a tutti. Il prof. Valentini ha spiegato bene che tra Mt e Lc ci sono convergenze e divergenze.

      Il Vangelo di Luca (Lc) è stato scritto per gli Ellenisti ossia i pagani; quello di Matteo (Mt), invece, per i cristiani della Chiesa di Gerusalemme provenienti dalla religione ebraica.

      Inoltre Lc dimostrava con i suoi racconti che Gesù è l’unico “sotér”, l’unico salvatore dell’umanità, mentre Mt voleva dimostrare che Gesù era quel Messia annunciato dai profeti dell’Antico testamento.

      Mt era molto catechetico e preciso; scrisse il suo Vangelo per il popolo d’Israele che conosceva bene la “Torah”, la legge mosaica. Il suo Vangelo riporta la predicazione che lui stesso e gli altri apostoli avevano proclamato in Palestina. La prova è che questo scritto contiene tanti termini aramaici, usi, costumi e riferimenti geografici che agli ascoltatori erano familiari. In questo modo, Mt radica bene nella storia civile e religiosa del popolo d’Israele la storia di Gesù.

      L’autore inizia con la genealogia di Gesù che fa risalire fino ad Abramo, suddividendola in tre periodi di quattordici generazioni ciascuna: da Abramo a Davide (periodo di crescita), da Davide all’esilio di Babilonia (periodo oscuro, di desolazione), dal ritorno in patria fino a Gesù (periodo di completezza, di unicità). La discendenza delle generazioni è presentata come dal primo uomo nasca il secondo; dal secondo il terzo; dal terzo il quarto e via dicendo, ma quando si arriva a Giuseppe, il testo non dice “dal quale nacque Gesù”, ma che fu “lo sposo di Maria dalla quale nacque Gesù” (Mt 1,18). L’affermazione della verginità di Maria è in parallelo con Luca (Lc 1,27).

      Mt contestualizza la nascita nella storia: … “al tempo del re Erode (2,1), in un villaggio della Giudea chiamato Betlemme”… Poi il bambino, tra le braccia di Maria guidati da Giuseppe, dovette fuggire in Egitto (2,13) per sottrarsi alla malvagità del re Idumeo che lo voleva morto, perché temeva di perdere il suo potere. Erode ordina la strage degli innocenti: il richiamo è all’Antico Testamento nella persona del piccolo Mosè quando il faraone decretò l’uccisione di tutti i figli maschi degli schiavi Ebrei.

      Alla morte del tiranno, la famigliola tornò dall’Egitto e si stabilì a Nazaret (2,22 ss). Mt sottolinea che Gesù percorse la strada del ritorno come il popolo d’Israele quando era fuggito dalle grinfie del faraone. “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio” (Es 4,22; Nr 23,22; 24.28; Osea 1,11), . Il termine “figlio” indica Gesù ed anche il popolo credente, figlio di Dio.

      “Un grido è stato udito in Rama” (3,18). L’espressione si riferisce alle madri a cui avevano ucciso i figlioletti. L’autore ricorda la matriarca Rachele, l’antenata del popolo d’Israele, che pianse gli uomini massacrati o deportati dai feroci Assiri. La tomba di Rachele si trova poco lontano da Gerusalemme, nei pressi di Betlemme, e Rama era la località dove erano stati raccolti i prigionieri per essere deportati. Il ritorno di Gesù dall’Egitto è parallelo anche al ritorno dei deportati da Babilonia.

      Gli episodi vissuti da Gesù proiettavano la loro luce sugli avvenimenti precedenti la sua vita. Infatti, i cristiani della Chiesa di Gerusalemme che conoscevano assai bene la “Torah” riconoscevano la vita di Gesù nella rivelazione profetica dell’AT. Ecco il concepimento verginale di Maria (1,22-23) che fa riferimento a Isaia 7,14 “La vergine concepirà e partorirà un figlio”, la nascita a Betlemme (2,5-6) fa riferimento a Mi 5,1, i fatti dolorosi dell’infanzia (2,15. 18) fanno riferimento a Es 2,3-10.

      In questa narrazione, Mt sottolinea che Gesù percorse la strada del ritorno come il popolo in fuga; il nascondimento a Nazaret per non farsi notare da Erode Archelao (2,23), la propria definizione di “servo di JHWH” umile e sofferente (Is 53,4).. La fonte di informazione di Mt furono Maria e i familiari di Gesù.

      Il Vangelo di Luca ,come si può notare, aveva altri destinatari.

      Ti auguro tanto bene e un buon Natale nel Signore

      Rosalba

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