La genealogia di Gesù nell’arte. Un contributo di Micaela Soranzo (Vita Pastorale 1, gennaio 2017, 22-23)

Cattedrale di Orvieto, pilastro con l'albero di Iesse

Iconografia della genealogia di Gesù

– Si tratta di una linea genealogica che suppone la nascita naturale di Cristo da Giuseppe, discendente di Davide. Essa è fondata sulla simbologia dei numeri e sulla credenza messianica secondo la quale il Redentore deve essere figlio di Davide, discendendo dai re d’Israele. Nel Vangelo di Matteo la genealogia parte da Abramo e giunge fino a Gesù, mentre in Luca parte da Gesù ed arriva ad Adamo «figlio di Dio». Il numero di generazioni, pur diverso nelle due genealogie, è in entrambe multiplo di sette, ma Matteo suddivide la genealogia in una terna di quattordici generazioni e 14 è in ebraico anche la somma dei valori numerici delle consonanti del nome di David.

La genealogia di Matteo è stata tradizionalmente rappresentata da un albero detto albero di Jesse, che mostra la discendenza di Gesù da Iesse, padre del re Davide. Questo tema iconografico è attestato a partire dall’XI sec., e trae origine dall’elaborazione concettuale della profezia di Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.” (Is.11,1).

Iconograficamente l’albero di Iesse si compone di tre elementi: 1.la radice, cioè Iesse stesso da cui nasce l’albero; 2.il germoglio ramificato, i cui rami reggono i re e i profeti antenati di Cristo; 3.il fiore, che da principio è Cristo e poi la Vergine dell’Immacolata Concezione.

Iesse è solitamente raffigurato come un vegliardo dalla lunga barba, con in testa il berretto a punta dei giudei e può apparire addormentato o in meditazione, coricato, semi coricato o anche seduto, con la testa appoggiata su una mano. Dal suo fianco, dal ventre, ma anche dal dorso e talvolta persino dai reni s’innalza un albero i cui rami sorreggono gli antenati di Gesù. Il motivo di Iesse dormiente può aver avuto origine dall’immagine del sonno di Giacobbe o dal riposo di Adamo durante la creazione di Eva; del resto la Vergine che nasce dalla radice di Iesse è vista come la nuova Eva. Il numero degli antenati, profeti e/o re, solitamente 12 o 14, è variabile, in funzione dello spazio disponibile, ma comunque sono sempre presenti David e/o Salomone; quando è completo si hanno 42 figure da Abramo fino a Cristo, ma a Reims sono addirittura 56.

Generalmente i personaggi sono presentati di fronte, seduti in trono o inginocchiati ed emergono a mezzo busto entro corolle di fiori o girali vegetali. Hanno le insegne regali del potere: la corona e lo scettro. Tutti i re sono intercambiabili e di solito sono difficili da identificare. Dal XIII sec. il termine di profeta è inteso in senso più ampio e, infatti, compaiono anche immagini di saggi, dotti e le sibille, come nell’affresco della chiesa di san Francesco ad Amatrice, dove si vede la Vergine al centro e sui rami dottori e padri della chiesa, insieme a Dante, Virgilio e la Sibilla Picena.

Nella sua forma più semplice, l’albero di Iesse si limita a una illustrazione letterale di Isaia, come nell’Evangeliario di Vyšehrad (1086), forse la più antica rappresentazione. Qui il profeta tiene in mano un filattere, che svolge intorno a Iesse, con il testo della sua profezia, illustrata da un albero che ha le radici fra le gambe dell’avo di Cristo e avviluppa i due personaggi fra i suoi rami sui quali poggiano le sette colombe dello Spirito Santo.

Emile Mâle ha rintracciato il primo albero di Iesse, nella sua forma più completa e definitiva, nella vetrata di St. Denis (1140), vedendo nel ‘genio organizzatore’ dell’abate Suger il punto di partenza di quest’ordinamento genealogico. La vetrata è stata molto rimaneggiata nel 1840, ma è leggibile nella sua copia nella cattedrale di Chartres (1150). Iesse è disteso e dorme: una lampada accesa sopra la sua testa indica che è notte; è dunque in sogno che vede la successione degli antenati del Messia. I re di Giuda, circondati dai profeti, si stendono sui rami dell’albero e recano filatteri con il loro nome; sulla cima troneggiamo la Vergine e Gesù circondati da un volo di colombe (Is.11,2).

A partire dal XII sec. gli alberi di Iesse si moltiplicarono in diversi contesti, secondo uno schema di base sempre riconducibile a quello di Saint­Denis, che si ripeterà per più di un secolo nelle miniature e nelle vetrate delle chiese di Francia, Inghilterra, Germania. Nella scultura delle chiese romaniche e gotiche, l’albero di Iesse compare negli archivolti dei portali, come ad Amiens, Poitiers, Nantes, Laon, Santiago di Compostella, Worms. Più raro in Italia, lo si trova scolpito negli stipiti dei portali delle cattedrali di Genova e di Lucca, e sullo stipite della porta settentrionale del Battistero di Parma, scolpito da Benedetto Antelami (1196). Qui la genealogia da Giacobbe a Mosè, prefigurazione di Cristo, fa riscontro a quella di Iesse.

Con il passare del tempo gli alberi di Iesse si adeguarono alle tendenze formali dello stile gotico, arricchendosi di motivi diversi. A volte elementi architettonici si intersecano ai rami, che si moltiplicano in girali puramente decorativi, formando dei medaglioni in cui si inseriscono scene istoriate, come nel secondo pilastro della facciata della cattedrale di Orvieto. Al suo interno ci sono i re d’Israele, i dodici figli di Giacobbe, ed altre figure che rappresentano gli antenati di Cristo. Ci sono anche i ventiquattro profeti e alla base del pilastro altre figure, Virgilio e la Sibilla Eritrea.

Ancora presente nell’iconografia cristiana del XV sec., il motivo declina nel XVI per scomparire con la Controriforma, poiché appare più conveniente all’araldica che alla pittura religiosa, ma nelle lunette della volta della Cappella Sistina Michelangelo dà alla raffigurazione della genealogia di Gesù un’impostazione completamente nuova. Ogni lunetta rappresenta un gruppo familiare: i personaggi, a volte indistinguibili fra loro, sono quasi sempre seduti o sdraiati e la diversità delle tipologie e delle espressioni dei personaggi è sorprendente.

Nel XVI sec. la rappresentazione passa all’interno delle chiese, dove c’è più spazio e pertanto si hanno opere gigantesche, specie se l’albero di Iesse è visto anche come albero della vita o albero della croce se vi è appeso il Crocifisso, come nel grandioso affresco di Giuseppe Arcimboldi nel duomo di Monza (1556).

A partire dal XIII sec. con lo sviluppo del culto mariano, la Vergine può sostituire il Figlio, poiché sia Padri della Chiesa che i teologi del Medioevo sono concordi nell’interpretare il germoglio nato da Iesse come la Vergine Maria mentre il fiore è Gesù. Tale esaltazione è legata anche alla dottrina del’Immacolata Concezione, della quale l’albero di Iesse diverrà uno dei simboli preferiti dalla Riforma cattolica. Da principio la Vergine si trova sola al di sotto di Cristo; poi occupa la cima del tronco, sola o con in braccio il Bambino. I sette doni dello Spirito Santo che, sotto forma di colombe, attorniano la Vergine, spesso coronata, nella maggior parte di queste rappresentazioni favoriscono l’analogia con la personificazione della Chiesa. Se la maggior parte delle immagini dà un posto di rilievo alla Madre di Dio, non tutte, però, sono da considerare testimonianze della Immacolata Concezione; ne siamo certi quando in cima all’albero si apre un fiore, un giglio o più spesso una rosa, al centro del quale si trova la Vergine sola o col Bambino, oppure è presente la scena dell’Incontro fra Gioacchino ed Anna alla Porta d’Oro, come nel retablo dell’altare di S. Anna nella cattedrale di Burgos (1480). Maria-radice di Jesse è stato uno fra i simboli biblici che ha conosciuto maggior fortuna; spettacolare è l’altare barocco nell’Abbazia cistercense di Stams in Tirolo, (1613) è un insieme grandioso, che simula un Albero di Jesse i cui rami si sviluppano attorno all’altare, in un monumentale intreccio di santi personaggi. Al centro si innalza la Regina Immacolata con il Bambino che tiene nella destra lo scettro della sua regalità; in alto, in mezzo a una corona di angeli, Lei sta sola, con le mani giunte, nell’atteggiamento dell’Assunta; i rami finali dell’albero si ricongiungono poi ai bracci della Croce di Cristo crocifisso.

In Oriente è abbastanza diffusa la raffigurazione del’albero di Iesse su tavola, specie in icone destinate alla devozione domestica.

L’arte moderna e contemporanea non si è molto interessata a questo tema, però ci sono alcuni esempi importanti, a partire dalla chiesa di Notre-Dame-de-Toute-Grȃce di Plateau d’Assy nell’Alta Savoia (1937-1946), dove al centro dell’abside è raffigurata la Donna dell’Apocalisse, mentre ai lati troviamo l’Albero del Paradiso e l’Albero di Iesse. Un’anticipazione c’era stata nel 1905 nella vetrata di Ludovico Seitz nella Cappella Tedesca del Santuario di Loreto. Particolari sono, poi, le vetrate della chiesa di S. Giovanni da Capestrano a Monaco di Baviera (1960) e quella realizzata da Braque nel 1962 per la chiesa di Varengeville-sur-mer in Normandia. Vi è, infine, l’albero di Iesse realizzato da Marc Chagall nella cattedrale di Reims (1974).

Più recente è l’illustrazione di Guido Bertagna nel nuovo Lezionario della CEI.

 

Arch. Micaela Soranzo – www.micaelasoranzo.it

 

Marc Chagall, vetrata nella cattedrale di Reims (1974); l’albero di Iesse.

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