La Samaritana tra BIBBIA e ARTE – Un contributo di Micaela Soranzo

Paolo Veronese (1585) Kunsthistorischesmuseum, Vienna

LA SAMARITANA

Nell’arte paleocristiana un ristretto gruppo di motivi iconografici esprimeva la possibilità di accesso al cristianesimo per chiunque, a prescindere dalla precedente appartenenza religiosa; concetto non scontato in un’epoca in cui da un lato alcuni gruppi di ebrei si opponevano ad azioni di proselitismo e dall’altro la Chiesa si poneva il problema della conversione dei non ebrei.

Alcune immagini toccano indirettamente questo tema, come la guarigione dell’emorroissa o del servo del centurione, ma vi è un’altra rappresentazione che rimanda alla concezione del cristianesimo come religione universale rivolta anche ai non ebrei: l’incontro fra Cristo e la samaritana. La donna, menzionata dal Vangelo di Giovanni, riconobbe il Messia e sparse la notizia nella sua città, dove Gesù conobbe altri samaritani e si fermò due giorni. Questo riconoscimento da parte di una donna non considerata come giudea dimostrava per i primi cristiani la volontà di Cristo, che esortava a predicare la sua dottrina al di fuori del mondo ebraico. A parte, quindi, la Maddalena, che dispone di un’iconografia autonoma, la samaritana è la donna del vangelo maggiormente presente nella storia dell’arte.

Il racconto evangelico offre agli artisti numerosi e precisi spunti ambientali, narrativi e di caratterizzazione dei personaggi, ma contemporaneamente gli artisti non sono mai riusciti a dare una completa consistenza figurativa alla sottilissima trama psicologica dell’episodio, al progressivo cedimento delle certezze, all’equilibrio sospeso tra ostilità politico-religiose, esigenze fisiche e orizzonti spirituali. Le rappresentazioni della scena sono caratterizzate da un certo numero di elementi comuni: il numero dei personaggi spesso si limita ai due protagonisti, Cristo e la Samaritana; la composizione ha come perno il pozzo; la donna è sempre in piedi mentre varia, secondo le tipologie, la posizione di Gesù.

Il motivo entra molto presto nel repertorio figurativo paleocristiano pur non facendo parte dei suoi temi più diffusi: se ne conoscono, infatti, a oggi, una ventina di esempi pertinenti alla pittura cimiteriale, alla scultura funeraria e al mosaico. Dal punto di vista iconografico la scena è costituita da tre elementi ricorrenti: i due protagonisti e il pozzo, sulla quale vengono operate piccole varianti; generalmente Cristo è rappresentato in tunica e pallio con il rotolo della Legge nella mano sinistra, mentre con la destra fa il gesto dell’ogdoade. La samaritana è rappresentata nell’atto di attingere l’acqua con un secchio dal pozzo interposto fra i due.

catacomba Via Latina (IV sec.)

Fra le più antiche rappresentazioni vi è quella nel battistero di Dura Europos (240 ca.), ma diventa uno dei soggetti più ricorrenti nelle catacombe, a partire dalla catacomba della Via Latina, che costituisce anche un unicum, perché Gesù indossa la clamide. La samaritana si trova di fronte a lui dall’altra parte del pozzo e regge con la sinistra una brocca ancora legata alla catena del pozzo, mentre con la destra indica il pozzo di Giacobbe da cui ha appena attinto l’acqua; il gesto di Gesù, con la mano alzata e aperta, è il gesto tipico dell’oratore, di colui che insegna, ampio e solenne.

Tra le varianti del tema la più evidente è costituita dalla posizione di Cristo, che viene ritratto in piedi o seduto presso il pozzo.

Tra i sarcofagi è importante quello che si trova nel museo di Narbonne per la presenza di un terzo personaggio maschile che assiste meravigliato alla scena e nel quale è possibile riconoscere Pietro. Successivamente il tema ricorre nelle arti minori senza variazioni significative, come mostrano gli esempi dei secoli V e VI, dalla cattedra di Massimiano ad avori e pissidi.

chiesa di S.Angelo in Formis (XII sec.)

La tradizione bizantina, molto fedele al testo di Giovanni, raffigura Cristo seduto sul bordo del pozzo o accanto ad esso, come nei mosaici di S.Apollinare Nuovo a Ravenna o nel duomo di Monreale, mentre in un affresco dell’XI sec. nella chiesa di S.Angelo in Formis, vicino a Capua, sembra troneggiare dentro un gran cerchio simile a un nimbo; sul lato opposto del pozzo la Samaritana, con un gesto pieno di riserbo, tende l’anfora che ha in mano. Anche su un tavoletta d’avorio dell’altare portatile di Namur, lo troviamo seduto, col Libro in mano, come un Cristo in gloria. Generalmente la samaritana è in piedi davanti a lui e tiene una brocca che va a riempire con un secchio attaccato a una corda; talvolta porta la sua brocca sulla testa, come si vedrà successivamente nella tela di Duccio di Buoninsegna.

Nell’arte occidentale, invece, e in particolare in quella romanica, Gesù resta in piedi.

Nel capitello del chiostro di Moissac Cristo, accompagnato da un angelo, chiede dell’acqua alla donna, che sta attaccando il secchio alla corda del pozzo; sull’altra faccia dello stesso capitello, tre discepoli con dei pani escono dalla città di Sicar, della quale si vede la porta. La città e le sue mura sono un altro elemento spesso presente sia nelle icone orientali, dove la porta della città è chiusa da un velo di porpora, sia nell’arte occidentale.

Duccio di Buoninsegna (1311) Tyssen-Bornemisza, Madrid

Duccio di Buoninsegna dipinge uno scorcio stupendo e dettagliato di una città medievale con mura merlate che racchiudono case con altane e una porta sovrastata da una torre, da cui escono gli apostoli, fra cui si riconoscono Giovanni e Pietro che recano il pane.

Comunque, nelle diverse interpretazioni dell’incontro presso il pozzo di Giacobbe si possono osservare almeno due diversi momenti. Alcuni pittori preferiscono puntare sulla prima parte del dialogo, con Gesù accaldato e assetato vicino al pozzo e la Samaritana con un secchio o una brocca, e dunque in una posizione di vantaggio; altri, invece, pongono l’accento sulle battute finali, quando la donna piega il capo davanti all’eloquenza e alle rivelazioni di Gesù, mentre sullo sfondo compaiono gli apostoli con del cibo, come nella tela di Annibale Carracci del 1594, che segue accuratamente il testo evangelico. Il gesto di Gesù è duplice: con la mano destra sul petto allude a se stesso come Messia, mentre con la sinistra indica la città di Sicar per invitare la samaritana a diffondere la notizia dell’incontro. L’orcio tra la donna e Gesù ci ricorda che il dialogo si svolge sul tema della sete fisica e spirituale; la donna, che inizialmente aveva cercato di tener testa a Gesù nel dialogo, appare qui ormai vinta dalla sua eloquenza e dalle rivelazioni.

Generalmente la scena si svolge in campagna, nel podere che il patriarca Giacobbe aveva donato al figlio Giuseppe; il pozzo era in realtà una ricca fonte utilizzata anche come abbeveratoio per gli animali, ma in ebraico lo stesso vocabolo indica ‘pozzo’ e ‘occhio’ e in Gen. 16,14 si parla del pozzo di Lacai-Roì, cioè ‘il pozzo del vivente che mi vede’. L’acqua è il simbolo della vita e della procreazione: Isacco, Giacobbe, Mosè trovano le spose loro destinate accanto ad un pozzo e ad Agar viene promesso un figlio accanto a un pozzo. I pozzi dei patriarchi hanno ‘acqua salutare’, che Dio dà agli eletti e Dio stesso è la “fonte di acqua viva” (Ger.17,13), la sorgente della salvezza. Quando il popolo si allontana dalla via del Signore, esso abbandona la “sorgente di acqua viva” per scavarsi “cisterne piene di crepe che non trattengono l’acqua” (Ger.2,13) e le cisterne non contengono acqua zampillante, viva, ma solo acqua ferma, morta. L’acqua stagnante del Pozzo di Giacobbe diventa immagine dell’ebraismo della Legge, cui si contrappone la sorgente alimentata dalla vera dottrina di Cristo, fonte di vita, in cui i credenti sono salvati, l’acqua viva del Battesimo.

Nell’iconografia tutto ciò viene detto dando spesso al pozzo una forma che richiama con estrema evidenza la vasca battesimale: ecco quindi in alcune icone orientali un pozzo cruciforme, che si riferisce ad una tipologia molto antica di battisteri presenti in Terrasanta e in genere nel Medio Oriente; una forma ottagonale, come quella di Duccio, dove addirittura Gesù sta seduto in una appendice della vasca battesimale che può essere il luogo dove viene inserito il cero pasquale oppure un pozzo esagonale, come nella tela di di Jan Joest della seconda metà del XV secolo.

L’incontro tra Cristo e la samaritana è stato raffigurato in ogni epoca, ed è molto frequente anche nell’arte contemporanea ed in culture molto lontane dalla nostra: in una stampa giapponese, ad esempio, Gesù e la donna sono raffigurati con fattezze e vesti nipponiche, ma l’elemento centrale, il pozzo, ha una forma esagonale, che richiama, come già detto, il fonte battesimale.

Attualmente dal punto di vista iconografico si è abbandonato quasi completamente il testo narrativo per concentrare tutta l’attenzione sull’incontro fra i due personaggi, tanto che a volte si riconosce l’episodio solo per la presenza della brocca o del pozzo. Fra le numerose opere d’arte contemporanea è interessante ricordare quella realizzata da Bruno Ceccobelli per illustrare l’episodio nel nuovo Lezionario CEI. Al centro si trova il pozzo, qui circolare, con a destra la figura della samaritana, diafana e quasi trasparente, forse ad indicare la sua permeabilità alle parole del Signore, che alza la brocca verso Gesù che è raffigurato dal lato opposto con le braccia alzate in un gesto insieme vigoroso e solenne, quasi di benedizione e con il capo avvolto da un alone dorato che richiama il nimbo.

rita begnozzi (2010)

Vi è poi quella dell’artista modenese Rita Begnozzi, che nel 2010 volle rappresentare il racconto evidenziando il momento del ‘dammi da bere’, ma ponendolo come richiesta non da parte di Cristo, ma da parte della donna, raffigurata mentre beve portando le mani raccolte verso la bocca. Vuol esprimere un bere che segna un bisogno d’acqua, la voglia di tornare a vivere espresso in un gesto quasi avido e ansioso. La donna pare assorta nel gesto del bere, che nella semplicità del tratto esprime la solennità dell’azione e con le mani che sembrano essere raccolte quasi in preghiera. La figura di donna è collocata all’interno di una goccia d’acqua, quindi totalmente immersa nell’acqua: è l’esperienza del Battesimo, dell’essere riconosciuta come figlia amata nonostante le proprie fragilità e i propri errori.

E’ per questo che anche noi, oggi, ci riconosciamo nella samaritana e possiamo far nostre le parole della preghiera di p. David Maria Turoldo : “Cristo, anche tu sarai stanco di camminare / su queste nostre strade di asfalto; / e non ci sono più pozzi di Giacobbe / dove sostare e attender che almeno / qualche samaritana ancora ti incontri / e ti ristori nella tua sete; / e per tutti essa ti chieda della tua acqua / a placare la nostra arsura, che sempre più cresce / quanto più beviamo a queste nostre fonti inquinate. Amen”

 

 

 

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